La mappa

La mappa
Settembre millesettecentonovantatré. Tardo settembre, per la precisione. È notte, una notte blu, fonda: in cielo non si vede nemmeno una stella. Gli unici bagliori sono quelli dei fuochi dei bivacchi. Due uomini parlano di fronte a uno dei falò. Fumano, scherzano, starnutiscono, tirano giù improperi, fiutano tabacco. Uno viene dal Delfinato, l’altro dalla Corsica, ed è pure tracagnotto. I soldati stanno riposando. Intorno calanchi dalle pareti scarnite, arbusti spelacchiati di ginepro e lentischio e cespugli di rosmarino. Davanti a loro la “piccola Gibilterra”, pietra d’inciampo alla Rivoluzione, dove si sono asserragliati tutti i reazionari di Francia, gli amici dei preti, i nemici del popolo desideroso di libertà dopo il tempo infinito del sopruso: Tolone…
Diviso in tre parti - cui si aggiunge un epilogo che, dato l’argomento del romanzo, non può che raccontare dell’isola di Sant’Elena (che per l’autore va immaginata dall’alto, come in volo, scrutata, contemplata, esaminata come se si fosse per aria, in astrazione) - La mappa colpisce prima di tutto e immediatamente per la qualità di scrittura. Una prosa imponente ma non faticosa, immaginifica. Non parla soltanto di illuminismo e campagne napoleoniche, cambiamenti della società, crisi e decadenze umane e morali, progetti di grandezza e mastodontiche miserie, li fa vivere. Sembra un manoscritto riscoperto dal passato, ma che, andando avanti con le pagine, cambia continuamente, come una foglia che cresce. È moderno, contemporaneo, attuale. Vivo.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER