La mappa del destino

La mappa del destino
Périgord, Francia. 1899. Édouard Lefevre e suo cugino Pascal s’imbattono in un’antica caverna: una scoperta straordinaria. Pieni d’entusiasmo si recano in una locanda nel piccolo villaggio di Ruac per raccontare al proprietario e ai clienti del loro ritrovamento. Un errore, perché non fanno neanche in tempo a finire il racconto che sono già cadaveri. Ruac, oggi. Un incendio si è scatenato tra le mura di un’abbazia e nascosto in un muro crollato viene ritrovato un libro risalente al Medioevo, ornato con borchie d’argento, scritto in codice e pieno d’immagini che raffigurano animali e piante. Le prima pagine sono in latino e riportano strane parole: “Io Barthomieu, monaco dell’abbazia di Ruac, ho duecentoventi anni. E questa è la mia storia”. Hugo Pieneau, l’antiquario a cui il prezioso libro è stato affidato dall’abate Menaud per essere restaurato, non ha dubbi nel convocare un suo amico per fargli visionare il volume: l’archeologo Luc Simard. All’interno del libro i due trovano una mappa che li conduce all’interno di una caverna formata da dieci stanze, nei pressi di Ruac. Un ritrovamento dal valore archeologico immenso. La caverna è piena di dipinti rupestri che raffigurano bisonti, cavalli, cervi, uomini, gli stessi raffigurati nel libro, insieme a quelli della decima stanza, dove l’artista preistorico ha lasciato la testimonianza di un segreto che potrebbe cambiare le sorti dell’umanità. Un segreto che gli abitanti di Ruac vogliono difendere ad ogni costo…
La mappa del destino è il terzo romanzo dello scrittore newyorchese Glenn Cooper, il quale ha momentaneamente abbandonato le sorti di Will Piper, il protagonista dei best-seller La biblioteca dei morti e Il libro delle anime, per spostare il centro dell’attenzione su un nuovo personaggio, l’archeologo francese Luc Simard, il quale si trova da un giorno all’altro di fronte alla scoperta che qualsiasi archeologo vorrebbe fare: una caverna piena di dipinti rupestri risalenti addirittura al 30.000 BP (acronimo di “Before Present”, un sistema di datazione utilizzato da diverse discipline scientifiche che fissa il punto di riferimento nel 1950). Luc è il classico personaggio che potremmo trovare in un romanzo di Clive Cussler o Wilbur Smith: bello, colto, tombeur de femmes; nello svolgersi della trama il personaggio acquista maggiore spessore e ne scopriamo le debolezze, la psiche, i modi di pensare, davanti ad una serie di eventi che metteranno a dura prova la sua stessa vita. Eventi che trovano spunto da una serie d’ingredienti che tengono sempre alto il ritmo della tensione: una cittadina, Ruac, che pare custodire un ancestrale segreto e i suoi cittadini pronti a tutto per difenderlo. Tutto ciò attraverso una scrittura sempre precisa nel raccontare termini archeologici o anche lo stesso gergo che si usa in un campo di scavi. Ma il punto di forza de La mappa del destino, così come l’intera opera narrativa dello scrittore, sta nel saper mescolare i diversi piani storici e temporali che non danno punti di riferimento al lettore, portato a spasso nella Storia da una scrittura che viene utilizzata come la DeLorean di “Ritorno al futuro”. A parte il capitolo iniziale di contorno, ambientato nel 1899, Cooper ci parla della vita dell’Homo Sapiens, degli scontri con l’uomo di Neanderthal e degli inizi del processo comunicativo umano, per poi fare un salto nel Medioevo dove personaggi del calibro del monaco Abelardo e san Bernardo di Chiaravalle hanno avuto tra le mani l’antico manoscritto rinvenuto a Ruac, teatro di eventi drammatici e cruenti, ingrediente principale e sostanziale per un gran action-thriller a sfondo storico/archeologico come La mappa del destino.

Leggi l'intervista a Glenn Cooper

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