La mattonella di Caravaggio

La mattonella di Caravaggio

La vecchia Titina, guardiana del Chiostro del Girolamini, da sempre impegnata nel pulire quel bel pavimento maiolicato, oggi si è accorta di una stranezza. Ci sono ben duemilaottocentododici mattonelle tutte uguali, tranne una. Impossibile che abbia sbagliato, sia nel numero sia nel rilevare quel particolare singolare, anche perché fu già suo padre a tramandarle quel piccolo segreto, ormai vecchio di generazioni e conosciuto in famiglia come “il segreto del Gigante”. Per Titina è giunto il momento di tramandare ancora una volta quel segreto e, non avendo figli, decide per la prima volta di farlo uscire dalle labbra serrate della sua famiglia per rivelarlo a monsignor Tantucci. Il settantaquattrenne uomo di chiesa, con già alle spalle cinquant’anni di sacerdozio, sulle prime non sembra affascinato dalla rivelazione di Titina, ma non riesce neanche a percepire la differenza di quell’unica mattonella a occhio nudo. Ci vuole tutta la pazienza della guardiana per fargli notare che quella maiolica è uguale alle altre solo in apparenza: all’interno del cerchio giallo infatti non c’è la rosa dei venti, bensì la croce ottagona di San Giovanni, la stessa dei Cavalieri di Malta, simbolo che affonda le proprie radici nella repubblica marinara di Amalfi. E proprio tra Malta e Amalfi si snoda il segreto di cui Titina è testimone orale, un segreto che coinvolge una suora, un gigante e un pittore, quel Michelangelo Merisi, detto Caravaggio…

Il notaio napoletano Dino Falconio, fra le altre cose direttore della rivista telematica di politica “Paradox”, si immerge a capofitto nella vita di una delle figure più amate e ricche di vicissitudini della storia, prendendo spunto per un romanzo storico ben documentato e certosino nella ricostruzione degli eventi, e che nel complesso tiene alta la guardia dell’attenzione senza affrontare cali di ispirazione. Il pittore in fuga, braccato da nemici e autorità costituita, viene dipinto secondo tradizione biografica e bibliografica: uomo geniale e al contempo rissoso e vizioso frequentatore di bassifondi. Attorno a lui gravita un microcosmo di personaggi ora semplici, ora machiavellici, che forniscono originale carburante per una narrazione rigorosa e puntuale, e solo in pochi sporadici momenti asettica e priva di mordente. Obiettivo primario dell’autore è ricostruire in chiave romanzata il periodo napoletano del grande pittore lombardo, un periodo di fughe e sotterfugi per evitare la condanna a morte dopo aver ucciso a Roma Ranuccio Tomassoni, rivale al gioco e probabilmente in amore. Falconio è molto abile nel rivelare il genio e la follia di Caravaggio, uomo passionale che nonostante un’esistenza travagliata e preda di desideri estremamente terreni, riuscì a consacrarsi all’immortalità non solo nella reazionaria Italia della Controriforma, ma anche nei secoli a venire.



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