La memorabile vacanza del barone Otto

La memorabile vacanza del barone Otto
Il barone Otto, maggiore prussiano tanto borioso quanto meschino e taccagno, si reca a far visita ai nobili delle campagne circostanti al solo scopo di scroccare qualche cena e convincersi così di essere in vacanza pur restando a poche miglia da casa; il tutto allo scopo di risparmiare qualche soldo per il viaggio in Italia che ha intenzione di fare con la seconda moglie Edelgard. Ma una delle vicine, una ricca vedova che ha una sorella in Inghilterra, lo convince ad aggregarsi a una bizzarra comitiva che trascorrerà un mese nelle campagne inglesi spostandosi dentro carrozzoni di legno trainati da cavalli. Più che la voglia d’avventura è il costo ridotto di quella vacanza a convincere il barone. L’ufficiale prussiano, presuntuoso e ottuso, attaccatissimo alle gloriose tradizione tedesche e convinto della superiorità della propria nazione, si scontrerà ben presto con i compagni di viaggio inglesi, dei quali non tollera i modi spicci e anticonvenzionali (gli uomini si tolgono la giacca e le donne si accorciano la gonna fin quasi a mostrare gli stivaletti!) e immagina il giorno in cui la virile superiorità dell’esercito tedesco conquisterà senza nessuna fatica la loffia ed effeminata nazione inglese. Ma la vacanza inizia a prendere una piega inaspettata quando la mite moglie del barone comincia a comportarsi come le sue nuove e disinvolte compagne…
Elizabeth von Arnim, nata in Australia ma cresciuta in Inghilterra, è stata un’autrice molto prolifica e con questo romanzo, in particolare, dimostra tutta la sua straordinaria acutezza. Con la narrazione in prima persona del barone Otto, la von Arnim non fa altro che riversare in questo orrendo personaggio i limiti e i difetti di un certo mondo e di una precisa epoca. Il maschilismo del barone e la sua idolatria per la cultura e per la nazione tedesca non sono che il pretesto per fare emergere lo spirito femminista e antiautoritario della scrittrice, che in tutta la sua opera ha sempre messo in evidenza i limiti della piccola nobiltà legata a esistenze provinciali e totalmente chiuse alle novità (sia tecnologiche, sia ideologiche) che iniziavano a imporsi all’inizio del Novecento.
Così il pregio di questo romanzo sta tutto nel rendere comico ed esilarante un uomo totalmente inconsapevole della propria ridicolaggine.

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