La memoria delle libellule

La memoria delle libellule
Nadežda è una brillante giovane scrittrice che vive a Berlino, esule dalla Dalmazia dopo la guerra serbo-bosniaca degli anni Novanta. A lungo la Fisica è stata il suo mondo, alla ricerca – chissà - di leggi e di un raziocinio che desse un ordine a quel mondo scomposto della sua infanzia, quasi un’armonia per il caos e una luce per gli angoli bui di quegli anni. A scompigliare le carte nella vita della giovane donna è ora l’incontro e l’amore (corrisposto?) con Ilja, scrittore e profugo come lei, della città di Sarajevo, ora emigrato negli Stati Uniti. Nonostante Ilja si professi e intenda rimanere “uomo felicemente sposato”, quel legame sovverte l’equilibrio raggiunto da Nadežda nel suo micro-cosmo. Perché lei, che -  privata nell’infanzia dell’affetto dei genitori - per sopravvivere ha imparato la forza della solitudine, di una solitudine che ha affinato in lei la sensibilità, riscopre ora, nell’amore profondo per quell’uomo intriso di tenerezza e dedizione,  il suo stesso grande bisogno di essere accolta e amata, fino al punto di “dare tutto per una briciola d’amore”. Un amore che è forza vitale ma svela anche vulnerabilità nascoste, che hanno radici lontane nel difficile rapporto con il padre, uomo brutale e violento...
Attraverso un linguaggio sottile e aderente ai pensieri ma allo stesso modo immaginifico ed evocativo, la narrazione è per la protagonista un lungo viaggio dentro di sé, dentro le proprie emozioni e il proprio modo (e bisogno) di amare, passando attraverso la casa dei ricordi d’infanzia, una casa chiusa da tempo, molte stanze polverose o sconosciute, chiavi mai usate – una casa verso cui Ilja ha rappresentato il sentiero e la chiave, quella chiave che ora, metaforicamente, egli consegna a lei perché possa “imparare a evitare la sorte” e a non subire la vita. L’amore di Nadežda intenso e pur ferito, perché segnato poi dalla fine della relazione e dall’abbandono, è in fondo l’occasione per acquisire maggior consapevolezza di sé, come se l’amore vissuto e “rischiato” e la scrittura fossero già in sé un balsamo. In fondo forse il senso di questo romanzo introspettivo sta proprio nel viaggio: perché quel viaggio dell’anima è innanzitutto un ritorno, imprescindibile, al centro del cuore.

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