La memoria di Elvira

La memoria di Elvira

“Quando le chiesi che cosa, al di là del suo lavoro di editoria, veramente le piacesse, mi rispose che la letteratura era per lei inscindibilmente connessa al divenire delle infinite trame della vita”. Così la ricorda Maria Attanasio, aggiungendo che considerava lo scrittore un couturier impegnato sempre a ricucire con abilità “vita e parola”. Santo Piazzese, che la incontrò per sua esplicita richiesta, nonostante lui avesse la personale “convinzione che è meglio non cercare di conoscere gli autori dei romanzi che ci sono piaciuti”, ebbe il piacere di una divertente confidenza: “uno dei suoi ideali maschili era il ciclista Mario Cipollini, un uomo bellissimo, diceva lei”. Ma secondo Piazzese quella era una “sorta di civetteria” per giocare con la sua immagine pubblica; era tuttavia una cosa che non lo aveva tanto stupito quanto piuttosto la stima con cui gli aveva parlato del deputato Teodoro Bontempo, noto come “er Pecora”, secondo lei “in grado di passare istantaneamente, in funzione degli interlocutori del momento, dal vernacolo più borgataro più greve ai modi di un gentleman inglese”. Masolino d’Amico, invece, ci fa sapere “che non amava affatto l’apparecchio telefonico”: davvero sorprendente, dal momento che in tanti hanno una sua telefonata da raccontare, spessissimo seguita – questo sì – da un incontro caldeggiato con interesse e curiosità. E poi sappiamo del suo studiolo ottocentesco nella sede storica della casa editrice in via Siracusa 50, della poltrona che era stata di Leonardo (ndr Sciascia), dei cumuli di inediti che leggeva – tutti! - , delle sigarette Benson & Hedges fedeli compagne, del modo personalissimo di preparare il Martini Dry, dei mezzi guanti neri sulle mani gelate, di Antonio e Olivia. E ancora, che “la incantava il concetto di casa” e che aveva una curiosa passione per il complottismo nelle storie più svariate. Ma della Signora, di Elvira Giorgianni Sellerio, “la grande signora della memoria” tutti ricordano l’ironia, la gentilezza, gli occhi bellissimi e intelligenti e soprattutto un intuito straordinario, un fiuto infallibile e “la classe di coloro che non hanno bisogno di dimostrare nulla”…

Il 3 agosto 2010 muore Elvira Sellerio, la Signora – come la chiamavano semplicemente tutti – dell’editoria italiana. Figlia di un prefetto, lei stessa laureata in Giurisprudenza, nel 1969 aveva lasciato un lavoro sicuro per fondare la casa editrice Sellerio con suo marito, il fotografo Enzo Sellerio, e con la collaborazione fondamentale di Leonardo Sciascia. La scommessa era difficile, fondare una realtà editoriale a Palermo un azzardo. Ma tra alti e bassi inevitabili l’editrice (che porta in bella vista la dicitura Palermo per volontà della sua fondatrice) è diventata una certezza e soprattutto sinonimo di qualità. Nel 1979, da un’idea di Sciascia, nasce la collana La memoria, pensata come un’operazione di recupero di opere andate esaurite e mai più ristampate; ne faranno parte nomi come Bufalino, Camilleri, Canfora. Il numero 100 della collana è Cronachette di Sciascia, da allora è stato saltato ogni centinaio raggiunto, per rispetto. Adesso il volume 1000 nasce concepito come un omaggio alla Signora e ventitré autori, tutti legati a lei da un rapporto più o meno amichevole, ma sempre di sincera ammirazione, raccontano la “loro” Elvira Sellerio. Quasi tutti ripercorrono il percorso che ha condotto alla pubblicazione del proprio progetto e a volte si ha la sensazione di un racconto che si fa autocompiaciuto; tuttavia per il lettore può trasformarsi anche in un utile suggerimento, magari di titoli che non si conoscevano prima. È interessante notare, però, che in tutti i racconti tornano il sorriso aperto, gli occhi luminosi di entusiasmo, l’eleganza naturale, le telefonate piacevolissime e gli incontri ancora più gradevoli, l’orgoglio di far nascere una nuova creatura seguendola in ogni fase e il gusto istintivo per le storie. La memoria di Elvira è quindi una lettura imperdibile per chi da sempre ha subito il fascino di uno stile inconfondibile, di una classe unica, di una collana come “La memoria”, di una Signora come Elvira Sellerio.

 

 


 

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