La memoria perduta della pelle

La memoria perduta della pelle
Kid ha ventidue anni, una condanna decennale per crimini sessuali e nessun futuro ad attenderlo. Da quando è stato scarcerato ha subito un ritorno coatto alla stato di natura. Come tutti i criminali sessuali in libertà vigilata, dai pedofili agli esibizionisti, deve abitare lontano almeno 750 metri da un'area dove potrebbero trovarsi dei bambini, il che gli preclude praticamente tutta la città. A lui e agli altri paria resta solo il viadotto di cemento che unisce la terraferma a un'isola: qui vivono accampati in tende improvvisate, senza acqua o servizi igienici, con un generatore di seconda mano a cui ricaricare il braccialetto elettronico con gps incorporato che sono costretti a portare. Anche trovare un lavoro è difficile, con una fedina penale pubblicata online e accessibile a chiunque abbia un computer. Eppure Kid è riuscito a farsi assumere come lavapiatti: con una tenda sopra la testa e l'iguana Iggy come unico amico si sente quasi felice. Finché la polizia non effettua un raid a beneficio delle telecamere contro l’ accampamento abusivo in cui vive, e Kid è costretto a fuggire. È in questo momento di difficoltà che si imbatte in un bizzarro individuo, il Professore, che sta svolgendo una ricerca sui senzatetto e decide di aiutarlo, a patto che il ragazzo si faccia intervistare e gli racconti tutta la sua vita...
Spiazzante è la parola migliore per descrivere l'ultima opera di Russell Banks. All'inizio pensi di leggere una distopia paranoica alla Philip K. Dick finché una ricerca su Google non ti rivela che è tutto vero: negli Stati Uniti i criminali sessuali vengono bollati col marchio dell'infamia e costretti a una vita subumana, senza differenze di trattamento tra stupratori e semplici esibizionisti. Questo mentre è proprio lo stesso stile di vita americano, con la sessualizzazione precoce dei preadolescenti e l'invadenza della sfera pornografica in tutti gli aspetti del quotidiano, a creare sempre in maggior numero i “mostri” che poi punisce severamente. Ma l'aspetto sociale è solo il punto di partenza di un romanzo che mette al centro la ricerca dell'identità, non a caso dei due protagonisti – Kid e il Professore – si conosce solo il soprannome, come se la posizione che occupano (uno docente all'università, l'altro solo un ragazzino sbandato) fosse una maschera sopra quello che sono davvero. Per il Professore ricostruire se stesso è assemblare un puzzle che ha perduto i pezzi fondamentali, una matrioska smontata e rimessa insieme troppe volte: ex spia dei servizi segreti americani e di quelli esteri che lo pagavano bene, ha cambiato troppe volte identità per poter affrontare senza impazzire un passato che presenta i suoi conti da pagare. Nel caso di Kid invece, saranno proprie le sedute col Professore a fargli capire chi è: raccontandogli la sua infanzia senza amore, i suoi fallimenti di inserirsi nella società, si troverà per la prima volta a riflettere sulla sua vita. Un processo in cui la scrittura si fa psicanalisi e il racconto del sé diventa un momento di costruzione attiva della propria storia: perché come sopravvivere, come darsi un senso, senza sentirsi protagonisti della vicenda che ci troviamo a vivere, senza essere gli eroi di noi stessi?

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