La meravigliosa lampada di Paolo Lunare

Paolo e Petra si apprestano a festeggiare il quindicesimo anniversario di matrimonio. Da tre anni Paolo trascorre le sue serate in garage e si mette a letto quando la moglie già dorme. Ufficialmente ha l’hobby dell’elettrotecnica, ma in realtà sta lavorando al regalo perfetto: una lampada capace di riprodurre “la luce del sole così com’è”. Ma proprio quando crede di esserci riuscito, grazie a una combinazione di led colorati (elaborata sullo schema di un sudoku), Paolo si rende conto di aver creato qualcosa di completamente diverso: la sua lampada fa riapparire i defunti. Il primo spirito incontrato da Paolo è quello del padre Tommaso, intento a scartabellare dei documenti che contengono segreti mai svelati. Da lì a poco Paolo capisce che può fare un regalo ben più clamoroso di quello preventivato. La sua lampada, però, finirà per far luce sull’intricata ragnatela di menzogne che ha permeato tutta l’esistenza di questa strana coppia…

La meravigliosa lampada di Paolo Lunare è un romanzo breve, impeccabile e toccante in un modo tutto suo. Si muove in un territorio ibrido tra il fantastico e il realismo magico, nella misura in cui la componente soprannaturale non è spiegata e i personaggi ne accettano le logiche senza battere ciglio. Se il richiamo più immediato è L’invenzione di Morel di Adolfo Bioy Casares, Cristò dipinge un aldilà olografico ben diverso, una dimensione di serena solitudine eterna nella quale gli spiriti, incapaci di comunicare tra loro e coi vivi, vagano a lungo in cerca di espiazione: “Che l’inferno in fondo fosse rimanere ancorati per sempre alle cose non dette in vita, agli imbrogli perpetrati, alle bugie seminate? […] che la morte fosse in realtà una forma estrema di rimorso?”. Il lavoro svolto a priori sulla coerenza interna è alla base dell’efficacia della narrazione; l’autore è altrettanto bravo a chiudere ogni capitolo (e alcuni paragrafi) con ganci o domande che alimentano la curiosità del lettore; attraverso un cervellotico meccanismo rivelatorio, ogni dieci pagine lo scenario assume un significato nuovo, mettendo in discussione il concetto di verità. All’interno di questa sofisticata costruzione, celata sotto una lingua piana e accogliente, La meravigliosa lampada di Paolo Lunare ospita numerose scene ispirate, come quella – memorabile e sospesa – in cui seguiamo il vagabondaggio di uno spirito in una dimensione nella quale il tempo non ha più importanza ed è possibile rimanere seduti per giorni a fissare un papavero nell’attesa che sbocci. Lungi dall’esaurirsi, la terza e ultima parte cambia assetto e sfrutta al massimo ciò che è stato raccontato fino ad allora, con esiti commoventi. Si rilevano anche un paio di giochi metaletterari, come la citazione intradiegetica del miglior racconto di Paolo Zardi, Il signor Bovary (Intermezzi, 2014). Cristò, che aveva già stupito con l’horror La carne (Intermezzi, 2015) e dilettato con il più istrionico Restiamo così quando ve ne andate (TerraRossa, 2017), consegue adesso il suo risultato migliore, più equilibrato e universale, senza rinunciare a uno stile e a un immaginario personalissimi.

 


 

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