La metà del diavolo

La metà del diavolo
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Francia. Pierre vive in autostrada, accampato dentro la sua auto. I giornali e le televisioni hanno parlato di lui, ma ormai non ce la fa più. È stanco, vorrebbe lasciarsi andare e morire. Il suo fisico sta crollando, le forze lo stanno per abbandonare. Non ha trovato chi stava cercando, la persona che ha rapito la sua bambina mentre sostavano in un autogrill e che probabilmente l’ha uccisa. Sua moglie Ingrid sta aspettando che Pierre la chiami e le dica che lo ha trovato. Ma ormai anche lei è stanca, prostrata dall’attesa e dagli alcolici. Il suo corpo è uno scrigno vuoto. Il caldo agostano incendia l’asfalto e intanto un’altra bambina scompare, mentre i genitori litigano dentro l’autogrill. Pascal, invece, è un lavoratore modello. Sordo a causa di un incidente, ha trasformato il suo furgone in una casa e il suo lavoro in una missione. Il gestore dell’autogrill e tutti i colleghi sanno che è un tipo strano, ma sanno anche che lavora senza fare domande o rompere le scatole. Il capitano Julie Martinez è una donna tosta, sa farsi rispettare, ma non ci sono tracce. Il vuoto ha ingoiato anche questa bambina e le ricerche non hanno portato a niente. Il male corre sotto l’asfalto, si muove liquido e sfugge a tutti i controlli. Anche Julie è stanca: stanca di questo caldo, stanca del suo corpo che sanguina, stanca di un caso senza indizi. Agosto, l’autostrada, l’autogrill, che dovrebbero significare viaggi, vacanze, relax ora sono i simboli di un assassino senza volto e senza nome che non smette di terrorizzare…

Joseph Incadorna, scrittore, sceneggiatore e autore di graphic novel svizzero ma di origini italiane, con La metà del diavolo confeziona un noir asciutto, seccato di tutte quelle scene e parole superflue evaporate sotto al sole impietoso d’agosto. La caccia all’uomo corre su paragrafi brevi, si vive dentro la mente dei personaggi, anche loro sempre più vuoti, con sempre meno forze ed emozioni. Il diavolo si è fatto uomo, incarnato nel più improbabile dei cattivi, creatura convinta che il Male risieda dentro la sua testa cucita a metà. Altri personaggi ambigui popolano un romanzo che della pietà e della compassione non saprebbero che farsene. Gérard Lucino è il losco gestore dell’autogrill, cuore del Male e al quale prima o poi tutti tornano; Lola è un trans che opera nei giardini incolti accanto alla zona di sosta; Tía Sonora è una specie di veggente che vive in una roulotte. Il caldo asfissiante brucia qualsiasi possibilità che il bene trionfi, anche quando ci sarebbe una speranza. Non c’è spazio per l’amore, come se agosto fosse il mese nel quale la testa impazzisce, lasciando alla violenza libertà di azione. Preparatevi a leggere un romanzo duro, preparatevi a digrignare i denti mentre, sotto l’ombrellone, aspettate il momento di fare il bagno. La mente è un’arma sempre carica, letale e invisibile. Questo è ciò che dobbiamo temere, che più ci spaventa e che ci fa apprezzare i romanzi noir come questo.

 

 

 

 
 
 
 

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