La mia casa di Montalbano

La mia casa di Montalbano

Puntasecca, Sicilia. Primi anni Novanta. Ogni anno nella casa di villeggiatura sul mare della famiglia Diquattro si riuniscono diverse generazioni. Ogni anno Vicky e Costanza pregustano il momento in cui, nel pieno dell’estate, ci si prepara al viaggio verso il mare, a casa dei nonni. Quella casa le vede crescere tra il profumo del caffè appena fatto, l’odore del mare e le chiacchierate con il nonno. Il terrazzino brulica sempre di gente, ogni anno la stessa, come un rito continuo. Dai lontani parenti a personaggi illustri della cultura come Elvira Sellerio e Gesualdo Bufalino. La casa di Puntasecca è un porto sicuro per tanti e per tutta la famiglia, zio Giovanni incluso, che si presenta sempre in tempo per la consueta festa di compleanno delle piccole di casa. La data prescelta per i festeggiamenti, rigorosamente in terrazza, è sempre intorno al 20 agosto, giusta via di mezzo tra il 30 luglio e il 29 settembre, ovvero i compleanni di Vicky e quello di Costanza. Una festa particolarmente sentita e partecipata da tutta la famiglia, anche quella lontana. Puntasecca è un luogo di ricordi, spesso impressi nei rullini fotografici e sempre nel cuore di Costanza. Nessuno avrebbe mai detto che quel terrazzino e quella casa potessero diventare in poco tempo la casa di qualcun altro. Per esempio del Commissario Montalbano…

Il terrazzino della casa di Marinella del Commissario Montalbano ci ha sempre fatto sognare. Così perfetto da sembrare un set cinematografico appositamente studiato per diventare uno dei luoghi simbolo delle vicende dell’amato personaggio di Andrea Camilleri. Eppure quella casa meravigliosa, proprio sul mare, esisteva già, così come la conosciamo. È la casa di villeggiatura della famiglia Diquattro. Costanza Diquattro ce la racconta a modo suo, riempiendola di ricordi intimi e assolutamente personali, per imprimerli sulla carta e impedire che svaniscono dietro il mito della macchina da presa. In brevi ma densi capitoli ci accompagna nel racconto della “sua” casa di Montalbano, di quella casa che prima di essere scena della fortunata serie tratta dai romanzi di Camilleri, era semplicemente casa, nido, rifugio. La mia casa di Montalbano non è solo un racconto di famiglia, ma un dipinto della cultura siciliana e delle abitudini della gente del posto. Abitudini come la “visita”, intesa come scambio, che di solito avviene per due motivi: villeggiatura e morti. Il libro di Costanza Diquattro è un diario corale, di famiglia, che ci porta fino a quel giorno in cui la villetta di Puntasecca viene adocchiata da Pasquale Spadola, alla ricerca della casa perfetta per il Commissario Montalbano. È Pietro Diquattro, padre di Costanza, a convincere i nonni a prestare i propri luoghi a quello che poi sarebbe diventato un enorme successo televisivo, lo stesso che avrebbe accesso i riflettori su luoghi tanto meravigliosi quanto incontaminati dell’isola, restituendoceli in tutta la loro bellezza. Costanza si sofferma proprio sul momento in cui ha paura di perdere la sua casa e con essa tutti i ricordi di bambina. Ma il ricordo resta nel cuore di chi l’ha vissuto, nelle foto scattate durante le feste, negli abbracci di famiglia. Proprio come resta il ricordo del Maestro Andrea Camilleri e del suo “Volentieri”. Ben scandito, tra una boccata di fumo e l’altra.



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