La mia doppia vita

La mia doppia vita
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Se il teatro ha mai avuto una primadonna, questa è Sarah Bernhardt, l’attrice più importante che i palcoscenici francesi e mondiali abbiano mai avuto. Diva lo è sempre stata già in primissima età, quando, ad esempio, chiedeva al suo medico del laudano per curare la sua “debolezza di nervi”. Irascibile, inquieta, con continui accessi d’ira, estremamente generosa, “teatrale” anche nella sua vita privata, riusciva però a dare ad ogni ruolo la sua giusta interpretazione e a lasciare un segno all’Odeon a alla Comédie Française, a New York come a Londra. Questa sua grandezza non è però innata, come si scopre in queste memorie, anzi, i suoi primi tentativi ricevono tiepidi commenti dalla stampa specializzata. Forse perché la strada dello spettacolo le è stata imposta da scelte familiari, non essendo sulla carta una ragazza adatta al convento o al matrimonio…
Un’autobiografia divertente e piena di aneddoti sulla vita della “Divina Sarah”, come venne soprannominata. Si scoprono lati inaspettati della sua vita: il suo perenne essere seconda agli occhi della madre, che le preferiva la sorella Jeanne-Rosine; la sua scelta di trasformare il teatro in ospedale e se stessa in infermiera durante l’assedio di Parigi del 1870 per curare i militari; la sua passione per la scultura e la gratitudine mista a devozione verso Victor Hugo. Ci si ritrova spesso a sorridere davanti alla sua capacità di ottenere favori da passanti o poliziotti di frontiera, a volte con la semplice promessa di una foto autografata. O al racconto surreale della morte di una suora tanto amata e del suo “irsuto” segreto. Memorie di vita capaci di trascinare il lettore in un altro secolo, in alcuni tratti rallentate da una traduzione troppo letterale e dai continui rimandi a nomi e personaggi poco noti al pubblico italiano.

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