La mia lotta per la libertà

La mia lotta per la libertà
Michail Chodorkovskij era l’uomo più ricco della Russia: a 26 anni ha fondato insieme ad alcuni soci la banca commerciale Menatep; a 32 ha acquistato un terzo della società petrolifera statale Yukos; a 38 ha fondato l’organizzazione filantropica “Russia aperta” che ha costruito prigioni, orfanotrofi, scuole. Poi la battuta d’arresto nel 2003, durante l’incontro tra Putin e gli industriali del Cremlino: Chodorkovskij parla di un’acquisizione poco chiara e tira in ballo la corruzione. Da quel momento, la Yukos e i suoi dipendenti non avranno vita facile. Alla fine di quell’anno il magnate viene arrestato e sottoposto a due processi farsa. Le accuse sono due: appropriazione indebita di petrolio e riciclaggio di denaro. Ma c'è dell'altro: l’imprenditore sosteneva pubblicamente il partito democratico Jabloko, è ovvio quindi che Putin temeva soprattutto la presa del potere da parte dell'opposizione… Intanto la Yukos, un impero che contava 150.000 dipendenti, è costretta al fallimento forzato e forzati sono i lavori ai quali viene assegnato Chodorkovskij. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha rilevato gravi irregolarità sul suo arresto e la sua detenzione, ma per insufficienza di prove non ha potuto riconoscere la natura politica della cattura. Associazioni di diritti umani e personaggi del calibro del premio Nobel per la Pace Elie Wiesel si sono mobilitati su più fronti: il caso Chodorkovskij mostra in che stato versano la democrazia, i diritti umani e il sistema giudiziario in Russia. Confinato nello spazio angusto di una prigione, Chodorkovskij, come Šalamov, ritiene che l’esperienza del carcere non si addica alla vita normale di un uomo e che è impossibile metterla in pratica quando si è liberi. Com’è riuscito a sopravvivere? Sostiene che gli uomini nati all’epoca dell’Unione Sovietica, anche in libertà hanno vissuto quasi come in prigione. Fondamentale è stata l’autodisciplina: in carcere, o si lavora su se stessi, o ci si degrada. Imparare a comprendere e perdonare lo hanno aiutato moltissimo, tanto che si sente pieno di gratitudine, perché i lunghi mesi di intensa meditazione hanno cambiato radicalmente le sue idee. Una su tutte, che la proprietà non rende l’uomo libero, anzi ne atrofizza la creatività influendo negativamente sulla personalità. E poi il rapporto con Dio, che sicuramente ci ha messo su questa Terra per renderci felici, ed è mettendoci al suo servizio che lo diventiamo…
Dai carteggi con gli scrittori Akunin, Ulickaja e Strugackij emerge il ritratto di un uomo pieno di dignità, che paradossalmente il carcere ha reso migliore, più saggio e più paziente. Il ricordo di come è nata “Russia aperta” costituisce uno dei passaggi più intensi. Chodorkovskij non ha lavorato solo su di sé, ma anche intorno a sé: non ha infatti perso di vista la Russia e la condizione in cui si trova in questo momento. Nella prima parte del libro, dedicato agli articoli, ne analizza uno (“Avanti, Russia!”) firmato dal presidente Medvedev nel settembre 2009, e ne critica certi passaggi (la magistratura deve comprendere ciò che serve allo Stato, secondo il presidente), ma ne apprezza per esempio l’obiettività sullo stato attuale dell’economia russa e sulla questione della modernizzazione. In carcere ha avuto modo anche di definire un dettagliato programma per la Russia, che si può riassumere in 3 punti: maggiore democratizzazione delle istituzioni russe; riforma giudiziaria; radicale cambiamento della società civile (lotta alla corruzione). L’affaire Chodorkovskij, più seguito all’estero che in Russia, è la pagina più vergognosa nella storia della magistratura postsovietica, perché con il caso Yukos si è persa l’indipendenza della magistratura, senza la quale una società democratica non può esistere. Putin ha ribadito che su questo caso non cederà; Chodorkovskij non chiederà mai la grazia (dovrà rimanere in carcere fino al 2017). In attesa di un processo giusto nel quale ancora crede, Chodorkovskij ha già progetti per il futuro: si occuperà di attività sociali e lavorerà nel campo delle fonti di energia alternativa. Ma non emigrerà: andrà all’estero solo per curarsi e per riposare. Questa raccolta di dialoghi, articoli e interviste è stata pubblicata in Russia nel 2010. Ogni pagina di dialogo con gli scrittori gli è costata un giorno in più di carcere.

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