La mia migliore amica

La mia migliore amica
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Charlène è in carcere per aver ucciso la sua migliore amica. Sono passati due anni e la ragazza, ormai diciannovenne, ripercorre passo dopo passo, con estrema lucidità, il sentiero di solitudine e amarezza infinita che l'ha portata all'omicidio. Gli anni della scuola, con la prima vera amicizia, Vanessa, l'unico affetto sincero a nutrire il cuore di una piccola bimba. Sei anni dura questa amicizia poi, a causa di un trasferimento, il cuore di Charlene si spezza. La solitudine, l'insicurezza, la paura iniziano ad appropriarsi dell'anima della protagonista, e preparano il campo all'arrivo di Sarah. Con Sarah la ragazza riscopre l'amicizia, la forza che può dare un legame sincero e assapora il dolore immenso che dà invece il tradimento. Una catena invisibile lega le due ragazze e Charlène si trova a subire le peggiori umiliazioni, a sentire palpabile - direttamente attraverso il cuore di Sarah - il disprezzo e la commiserazione, il piacere di ferire e quello di accartocciare il cuore di qualcuno, senza pietà alcuna. Fino al limite, fino a quando la libertà inizia a chiamare troppo forte e nella mente di Charlene prende forma l'idea del delitto. Realizzato con lucidità, perfezione, massima concentrazione e attenzione e soprattutto senza l'ombra di dispiacere, di pentimento. Quasi un sollievo...
Feroce questo libro nel delineare il dolore che un adolescente è in grado di provare. Dal quale può farsi sopraffare quando non trova conforto nei legami familiari, nella propria essenza e personalità. Perfetta la descrizione di un rapporto spesso presente nelle dinamiche giovanili, dove il sadomasochismo non ha bisogno di uno sfogo sessuale per mostrarsi in tutta la sua perversità, dove - poiché non è scelta consapevole - è solo crudeltà e dolore. Il romanzo d'esordio della giovane francese (classe 1984) Anne-Sophie Brasme, scritto a soli diciassette anni - l'età della protagonista quando commette il suo crimine, guarda caso - non è sempre piacevole da leggere; e non perché non sia scritto bene, anzi uno stile lineare e uno svolgimento narrativo coerente aiutano il lettore a proseguire senza fatica la lettura, ma perché fin troppo bene trasmette la sofferenza, la totale assenza di speranza. L'alternanza di stati d'animo della protagonista è ben disegnata, la scelta delle parole e delle immagini è estremamente accurata e regala un quadro forte e realistico, molto. Chi se non un'adolescente poteva essere così spietata, così aliena da metafore ed eufemismi? Si usa spesso l'espressione 'cruda verità'. Questo libro aiuta a capire perchè.

 

 

 
 
 
 
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