La mia rivoluzione

La mia rivoluzione

Cuba, 1961. Fidel Castro promuove la campagna di alfabetizzazione: tutti coloro che sanno leggere e scrivere sono chiamati a insegnare a chi è analfabeta. Lora ha tredici anni e in tutta la sua vita non ha mai sentito un urlo simile. È la reazione di sua madre quando Lora torna a casa da scuola e chiede ai suoi genitori di firmare il modulo di adesione alla campagna. Non è l′unica giovanissima a voler prenderne parte, d′altronde il manifesto per il reclutamento è appeso nelle scuole. La nonna si sveglia dalla siesta pomeridiana per le grida dei genitori e chiede spiegazioni alla nipote. La ragazzina è determinata a fare la sua parte. Perché non dovrebbe? Sa leggere e scrivere, è brava a scuola... non le hanno insegnato proprio loro, i suoi genitori, a condividere ciò che si ha e si sa con chi ne ha bisogno? Inoltre, restare a casa, per una ragazza, significa soltanto attendere di avere l′età giusta per sposarsi, mentre Lora vuole fare qualcosa, vuole essere qualcuno. La sua nuova vita inizia al centro di formazione di Varadero, dove i ragazzi vengono addestrati per diventare brigadistas, un esercito pacifico armato di libri e matite. Le vengono consegnati il manuale dell′insegnante, le matite per gli studenti, un′amaca e una lanterna, perché i campesinos non avranno un letto per lei e neanche la corrente elettrica. La determinazione è almeno pari alla paura, quando per Lora è il momento di partire…

“Quando leggi tu, io vedo tutto dentro la testa e sento anche le voci” le dice il fratellino Roberto, poco prima di salutarla. E in effetti Lora ama leggere, ama la poesia e quella speciale forza che hanno le parole di rivoluzionare il mondo. A patto di esserne padroni. Non è un caso che il capofamiglia dei campesinos cui è assegnata abbia come primo desiderio quello di imparare a scrivere il proprio nome: è già abbastanza frustrante non comprendere in autonomia che cosa si sta firmando, figurarsi dover tracciare una x a fondo pagina. Quanto più si fa da parte la diffidenza, tanto più veloci sono i progressi e le soddisfazioni; intanto Lora impara ad arare i campi, a confrontarsi con una realtà diversa da quella che ha sempre conosciuto, dura ma mai priva di affetti, e soprattutto a fare propria quella particolare forma di coraggio che deriva dall′affrontare ciò che fa paura. Molta paura, specialmente quando iniziano a farsi concrete le minacce dei controrivoluzionari. Un tema delicato da affrontare, quello che sceglie Katherine Paterson per il suo nuovo romanzo. Autrice di più di trenta libri ‒ tra i quali Un ponte per Terabithia e La grande Gilly Hopkins ‒ la Paterson riconferma la sua abilità nel trattare tematiche complesse, con grande intensità e sensibilità. L′interessante ricostruzione storica, compiuta attraverso le esperienze di una ragazzina, non costringe il respiro della storia a quel contesto: al centro resta l′avventura di crescere seguendo le proprie idee.



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