La mia storia senza peso

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Al numero 17 di Swann Street inizierà la sua nuova vita, o almeno lo spera. Anna si è appena trasferita nella casa rosa stanza numero 5, poche cose in valigia e un peso sul cuore che la trascina a fondo: il suo peso, quello del suo corpo e della sua malattia. Diagnosi: anoressia nervosa. Giorno del ricovero: 20 maggio 2016. Prima di arrivare qui Anna viveva a Parigi, prima di sprofondare in un abisso senza fine ha conosciuto suo marito Matthias, prima di perdere l’appetito Anna danzava e non avvertiva il suo peso. Tutto questo era prima, prima delle occhiaie scure, della pelle che si assottiglia e della chioma fluente ridotta a ciuffi incolori. Ora invece è tutta un’altra storia. L’America con le sue promesse non mantenute, il lavoro di Matthias che lo tiene distante, i suoi fallimenti professionali ormai più numerosi dei successi ottenuti. Adesso cos’è che conta per Anna? Perdere un altro chilo, solo uno, e poi? Domani un altro ancora e così via fino a scomparire...

Nata a Beirut e oggi residente a Glasgow (nello stato di Washington DC), dopo gli studi a Parigi e negli USA Yara Zgheib mette a frutto la sua vena narrativa in questa che possiamo considerare un’opera già matura, impegnata e attuale. Prima de La mia storia senza peso, nel 2012 aveva pubblicato Biography of a Little Prince (inedito in Italia), un delicato e commovente omaggio al fratellino Mikey, vissuto solo sette anni, e all’eccezionalità rivelata nei gesti di un bambino. Il male che affligge Anna Roux è un male antico ma comune: la radice etimologica di anoressia è essa stessa rivelatrice, dal greco anorexìa (privo di appetito) e quella della protagonista si rivela una escalation di privazioni, dai dolci al pane fino a un misero sorso d’acqua. Un malessere originato dalla solitudine e dal senso di inadeguatezza, e all’orizzonte un unico obiettivo: divenire sottile, sempre più sottile, fino a diventare invisibile, perché chi controlla il cibo controlla la vita stessa. “(…) L’anoressia mi tiene compagnia, mi conforta. Posso controllarla, così la scelgo”. Nel microcosmo distorto di Anna il mondo è obeso e ostile e solo il cibo conta, mangiare di meno sembra quindi un gesto nobile, in contrasto con le leggi del consumismo, ma finisce per consumare lei. Attraverso le storie di Anna e delle sue compagne Emm e Julia, la Zgheib esplora il tunnel dell’anoressia dando voce alle sue protagoniste, ‘ragazze interrotte’ come quelle dell’autobiografia di Susanna Kaisen, che cercano di rimettersi in piedi boccone dopo boccone, etto dopo etto. Alternando capitoli in prima persona e altri in terza il romanzo si lascia leggere, scorrevole e senza interruzioni.

 


 

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