La mia vita con Virginia

La mia vita con Virginia

Leonard, terzo dei dieci figli del Consigliere della regina Solomon Woolf, ha studiato al Trinity college ed è diventato uno degli Apostoli di Cambridge. Nel 1904 si reca a Ceylon per svolgere il suo lavoro per l’Impero britannico in qualità di assistente nella provincia meridionale, dove rimane per sette anni. Nel 1911 ritorna a Londra per un anno di ferie dove ritrova i propri amici e rientra nelle file del partito Laburista. Durante una festa incontra Virginia Stephen e la sorella Vanessa e se ne innamora. Decide di lasciare il suo incarico a Ceylon e di sposare Virginia diventando uno scrittore di saggi politici. Inizia così un lungo rapporto durato trenta anni, fino alla morte di Virginia per suicidio nel 1941. Presto Leonard si trova a dover affrontare la malattia mentale di Virginia, la nevrastenia, che scoppia all’improvviso e le impedisce di scrivere, leggere gettandola in uno stato di prostrazione fisica profonda e devastante. Quando la malattia viene superata, essa rimane come ombra, come un profondo senso di paura e di morte. Virginia quando non soffre per il peso della malattia è una donna intelligentissima, geniale, amabile, che ama la compagnia, il divertimento, le feste, gli amici e viaggiare. Tra Leonard e Virginia c’è un rapporto tra pari: entrambi scrittori, si completano e si capiscono, ma il compito di Leonard è quello di tenerla sotto controllo, di capire quando il seme della malattia sta per sbocciare coprendo tutta la sua personalità, impedendole di essere la donna geniale e unica che ha cambiato la scrittura del ’900…

Leonard Woolf dice che vuole scrivere un’autobiografia attenendosi al vero, alla verità, raccontando solo come furono i fatti nel suo rapporto con Virginia e di come questo rapporto sia durato trent’anni, che cosa abbia significato per lui, ma anche per Virginia e quali siano stati i momenti salienti del loro vivere insieme. C’è un interesse scrupoloso anche nel narrare l’epoca in cui Virginia visse e tutti i risultati delle loro vite dedicate alla scrittura e all’editoria. Sembra per lui importante non solo descrivere la vita quotidiana di Virginia insieme a lui, la loro vita di coniugi, le case in cui vivevano, le strade, gli amici che frequentavano, le persone che incontravano, i luoghi che visitavano, i viaggi che facevano, ma diventa assolutamente importante anche raccontare eventi come l’avvento del Nazismo o gli effetti dei bombardamenti su Londra e la vita delle persone comuni. È minuzioso e attento nei suoi resoconti, oggettivi, quasi distaccato, ma la sua passione per Virginia e la sua genialità è palese nella descrizione della sua routine da scrittrice, delle sue fobie, ma anche negli abiti che indossa, di come arredava la casa, di come si comportava nella quotidianità di una vita dedicata alla scrittura. L’amore per lei si percepisce in ogni parola, in ogni descrizione, l’intento dell’oggettività sfuma in quella dolorosa sensazione che ormai Virginia non c’è più e lui è rimasto con i suoi scritti, con i suoi ricordi, con i momenti passati con lei. Una malinconia sottile si muove come una coltre in tutte le pagine, in ogni momento della narrazione, il senso di perdita, di fine e il disagio di non aver potuto porvi rimedio sono il leit motiv di tutta la narrazione. L’unico modo per mantenere i ricordi e le emozioni provate è quello di raccontarli, di farne una storia, una biografia, come anche Virginia fece, riluttante, in memoria del suo caro amico Fray.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER