La misericordia in Padre Pio

La misericordia in Padre Pio

“Psicopatico, autolesionista ed imbroglione”: questo il giudizio tranchant con cui Padre Agostino Gemelli, medico ed esperto di fenomeni mistici inviato dal Santo Uffizio per indagare sui fatti miracolosi di San Giovanni Rotondo, bollò le supposte stigmate del frate cappuccino, Padre Pio. Agli occhi di un non credente, tutta la vita del santo di Pietrelcina può apparire come un fenomeno costruito sulla potenza della suggestione e il bisogno di credere nelle rassicuranti evidenze dell’esistenza divina, del potere soprannaturale che si sovra ordina alle leggi della natura. Ma può un così grande bluff non avere altro obiettivo che rendere manifesta non già la potenza di un uomo, ma la misericordia divina? Produrre tante e benigne opere di carità e chiamare al pentimento i cuori più infecondi? Pur filtrando attraverso le maglie della critica più scettica i tanti eventi misteriosi che connotano la vita del santo, non è possibile non apprezzarne l’umiltà e la capacità di entrare in contatto con la parte più intima e sostanziale di ciascun individuo da lui incontrato. Calunnie e persecuzioni sono state una costante della sua esistenza terrena, dal religioso considerate sempre come prove di fede, quella stessa che gli ha consentito di avviare e sostenere progetti sociali come ospedali, asili e un centro di formazione professionale. Padre Pio è considerato l’uomo dei miracoli: sono stati proprio questi eventi prodigiosi ad attirare l’attenzione sull’umile frate cappuccino, vissuto sempre alla periferia del mondo. Nato in un piccolo centro del beneventano e poi, trasferitosi nella provincia di Foggia, in virtù del carisma della bilocazione ‒ cioè la compresenza di una persona in due luoghi distinti nello stesso momento ‒ è apparso in Paesi diversi e in contesti assai distanti dal monastero in cui ha svolto la sua missione. Indossare il saio non è stato per nulla semplice per lui: la malattia e una certa umana diffidenza gli hanno impedito per un certo periodo di prendere i voti, di celebrare la Messa e soprattutto, lo hanno tenuto lontano dal carisma che più di ogni altro ha illuminato la sua esistenza di religioso: somministrare il sacramento della penitenza, chiedere il perdono dei peccati. Attraverso la confessione, il frate cappuccino ha evangelizzato le genti, ha mostrato il volto misericordioso di un dio che non punisce, ma accoglie e si prende cura di ogni pecora del suo gregge: più di una volta, dal confessionale sono nate vite nuove, sono avvenute conversioni, non pochi hanno scelto di dare un corso diverso alla propria esistenza. Ed è per questo carisma, uno dei tratti distintivi di san Pio da Pietrelcina, che Papa Francesco lo ha proposto come icona della misericordia e del Giubileo straordinario da lui indetto…

Presentato alla vigilia dell’ostensione a Roma delle spoglie del frate per il Giubileo della misericordia, il libro è opera del giornalista Stefano Campanella, direttore responsabile di Tele Radio Padre Pio e capo ufficio stampa della Provincia religiosa “Sant’Angelo e Padre Pio” dei Frati Minori Cappuccini. Incarichi a cui si aggiungono collaborazioni con riviste e programmi televisivi dedicati al santo di Pietrelcina e che rendono evidente la passione e la conoscenza profonda della storia e delle opere di Padre Pio da parte dell’autore. Il libro non è una semplice biografia del frate, piuttosto una monografia sul mistero della misericordia divina, per come si è manifestata nel santo e come dallo stesso è stata annunciata e dispensata. La descrizione dei carismi di Padre Pio e dei miracoli, una difficile lettura per menti razionali, non credenti e scettici, viene sfrondata dalla fastidiosa commistione tra sacro e profano, tra fede e suggestione, grazie anche alle numerose e accreditate testimonianze. E in proposito, degna di nota risulta la riflessione di frate Calloni, postulatore generale dei cappuccini, autore di un’illuminante postfazione.



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