La misura dell’uomo

Ludovico Maria Sforza, detto “Il Moro”, è un uomo pieno di problemi. Certo, è il duca di Milano, una delle signorie più potenti e ricche d’Italia, ma il suo potere si poggia su fondamenta non del tutto stabili. Molti sono i fattori di precarietà all’interno della sua potente città. Anzitutto, vi è la chiesa. Quelli, si sa, non bisogna mai farseli apertamente nemici, ma, al contempo, occorre non lasciargli troppo spago e troppa libertà d’azione. Ecco perché Il Moro ha drasticamente ridotto il consiglio cittadino a sei membri, nessuno dei quali ecclesiastico. C’è, poi, la bella e avvenente Lucrezia, dama della moglie Beatrice D’Este. Lucrezia è un vero godimento per la vista e i sensi, Il Moro ne è soggiogato e non sa rinunciare ai suoi servigi da amante. Che accadrebbe se si sapesse a corte? Cioè, se si venisse a sapere in via ufficiale. Ludovico lo sa, i propri piaceri devono essere coltivati nella completa discrezione. E che dire, poi, della Francia? Quel nuovo re, quel Carlo VIII, ha delle chiare mire espansionistiche verso la sua Milano. Converrà certo distoglierne l’attenzione, magari sbolognandolo da Napoli e facendolo ritornare quanto prima in Francia. Tutti questi nodi potrebbero venire al pettine per colpa di un banale omicidio e tutta una serie di misteri ad esso collegati, ma, per fortuna, Il Moro può sempre contare sull’ingegno del giovane Leonardo da Vinci...

A detta dello stesso autore, già ampiamente conosciuto per la sua serie di romanzi gialli con i vecchietti del BarLume come protagonisti, la stesura di questo romanzo è avvenuta nel migliore dei modi. Malvaldi, infatti, ha potuto contare sulla completa collaborazione dell’editore. Giunti ha messo a disposizione il proprio archivio storico-bibliografico su Leonardo, ha fornito allo scrittore pisano la consulenza di veri e propri esperti dell’epoca rinascimentale, sia dal punto di vista filologico che storico. Sì, perché questo romanzo non nasce da una spontanea ispirazione di Marco Malvaldi. Viene commissionato direttamente dalla casa editrice Giunti all’incirca intorno al 2014 in previsione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci (avvenuta nel 1519 presso il castello di Amboise, Francia). Una ricorrenza molto importante per l’editore fiorentino, curatore ufficiale delle opere leonardiane, che viene così ricordata anche con un’iniziativa fruibile dal grande pubblico e non solo in ambiente accademico. Bisogna dire che lo sforzo e le risorse impiegate hanno prodotto un buon risultato. Lo stile sempre agile e ironico di Malvaldi rende omaggio alla tipica sintassi dell’epoca e si sforza di riprodurre la corretta terminologia per dare al lettore un’esperienza completa e catapultarlo nello spirito della corte milanese rinascimentale. L’operazione, tuttavia, sembra non del tutto riuscita. Nonostante la bravura di Malvaldi, la sua spontanea vena ironica mal si sposa con il rigore della ricostruzione storica che emerge alla lettura del romanzo. Le continue interruzioni del racconto, i frequenti “siparietti” in cui lo scrittore si rivolge al lettore, invece di alleggerirne la lettura, lo distraggono da una trama già di per sé articolata e complessa.



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