La modella

La modella
Peter Wihl sta per compiere 50 anni. E sta per perdere la vista. “Meglio cieco o sordo?” gli chiese un giorno il suo compagno di scuola Thomas Hammer (ora diventato un chirurgo oculista, scherzi della sorte). “Sordo, senza dubbio”, aveva risposto Peter. E ancora non sapeva quanto per lui la vista sarebbe diventata indispensabile, per dipingere le sue tele, per guardare sua moglie Helene e per fare un ritratto alla sua silenziosissima e adorata figlia Kaia. Sì, perchè Peter negli anni è diventato un quotato e affermato pittore. Lo chiamano il “macellaio”: le sue tele raffigurano arti staccati dal corpo, mani solitarie e recise che campeggiano su fondi monocromatici. Poi improvvisamente e per tre volte a Peter capita di “svanire”, intorno a lui tutto diventa buio e per qualche minuto non c’è più nulla, non c’è il bianco di Becker, non c’è il suo amato studio, le 12 tele da dipingere prima del vernissage che il suo agente e migliore amico Ben sta organizzando in occasione del suo compleanno. “Retinite pigmentosa” la diagnosi del medico. Incurabile, progressiva, definitiva.  C’è solo una speranza, ma occorre mantenere il più estremo riserbo e andare in Estonia. E’ Thomas Hammer a dirglielo, il suo amico chirurgo radiato dall’ordine dei medici qualche anno prima e che, come lui stesso ammette, è l’ultimo medico a cui la gente si rivolge. Perchè, appunto, disperata.Peter accetta il compromesso, senza sapere, o forse sì, che da quel momento in poi, nulla avrebbe mai potuto pareggiare il rosso che sarebbe apparso sul suo personale conto morale...
Lars Saabye Christensen, norvegese, è attualmente lo scrittore più famoso del suo paese (ha vinto il Nordic Prize nel 2002). Un po’ come il Veronesi nostrano, anche lui decide di mettere in scena un dramma declinato al maschile: l’uomo di fronte a una perdita che mette in crisi la sua identità, in questo caso professionale, non trova il modo di reagire se non in maniera distruttiva, disgregando se stesso, i suoi affetti, senza possibilità di opporre una compattezza e un’integrità morale. Già conosciuto in Italia per il precedente Il fratellastro (sempre Guanda, 2005), Christensen riesce a non far sentire il lettore invischiato nella narrazione, dai forti connotati morali, e riesce a mantenere la giusta distanza con il personaggio principale. Equilibrato, lucido ma non distaccato, La modella riesce a sconcertare per la profondità dei conflitti interiori rappresentati e per la compostezza narrativa che li descrive.

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