La moglie

La moglie
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Calcutta, fine anni ’60. I fratelli Subhash e Udayan sono due studenti universitari nati a quindici mesi di distanza. Profondamente legati, condividono quasi tutto, in particolare la passione per la conoscenza, infatti entrambi vantano un brillante curriculum universitario. Udayan è il più fragile e inquieto: affascinato dal movimento Naxalita, che prende le mosse dalla rivolta contadina di Naxalbari, sperduto villaggio rurale del Bengala, si lascia cooptare dagli universitari filo-maoisti diventandone presto un attivista. Subhash non cede al richiamo delle idee rivoluzionarie, è un individualista, crede in se stesso e con grande dolore del fratello si trasferisce nel Rodhe Island per proseguire gli studi, affrancandosi in tal modo dalla schiavitù delle tradizioni familiari. Quelle stesse tradizioni che Udayan sfida sposando la donna amata, Gauri, e non quella a lui predestinata dai genitori. Intanto continua nell’ombra l’attività rivoluzionaria, assumendo un ruolo centrale nell’esecuzione di azioni di guerriglia...

Il romanzo è avvincente, epico, narra una storia che si dipana per un arco temporale di circa quarant’anni, lasciandoci seguire le vicende dei protagonisti fin quasi alla loro vecchiaia, ma al contempo ci trasporta per i vicoli polverosi di Calcutta, là dove la vita scorre lenta e sotterraneamente feroce, tracciando una spaccato della società indiana, coi suoi rigidi rituali domestici, l’inamovibilità dei costumi, le contraddizioni sociali che spingono il movimento Naxalita verso il sogno rivoluzionario di cambiare le cose. Ne consegue una narrazione ricca che alterna cambi di passo, ora lenti ora veloci, mai superficiale nel raccontare le vite. Consigliato ai viaggiatori dell’essere, a coloro che purtroppo hanno saggiato l’abbandono.



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