La moglie americana

La moglie americana
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Napoli è come New York, o la odi o la ami. Non la puoi combattere, né giudicare, né evitare. E non ti puoi arrabbiare se al primo appuntamento chi dovrebbe venire a prenderti è in ritardo di venti minuti. Salvatore Avallone arriva sopra un piccolo catorcio rosso targato Fiat, dà due colpi di clacson e sfodera un gran sorriso, fitto di denti bianchi e perfetti. Katherine è una ragazza americana appena arrivata in città, a stento parla italiano e riesce solo ad accennare un “Dove andiamo?”. “A casa mia”, risponde Salvatore. Ma lei non sa ancora che “casa mia” significa proprio a casa di mamma e papà. Lì conosce Raffaella, la madre di Salvo, bella, elegante e truccata di tutto punto. Stranamente in quella casa non si mangia nel salone degli ospiti, si sta tutti in una cucina minuscola con un tavolo di fòrmica attorno al quale possono sedersi al massimo quattro persone. Tanto la mamma non si siede a tavola con gli altri, si sposta dal forno, al lavello, ai fornelli e fa otto diverse cose contemporaneamente. E poi arriva la pizza al pomodoro, che non si mangia mai a partire dal “cornicione”, quello resta per ultimo. E tra chiacchiere, cibo e risate a Katherine sembra di essere in una cucina italo-americana di Jersey City. Forse Salvatore le piace, ma non ne è ancora sicura, però sente che senza grandi cerimonie e senza sapere granché di quella lingua, è entrata a far parte di una atmosfera domestica e familiare che la fa sentire a casa…

Il titolo originale Only in Naples: Lessons in Food and Famiglia from My Italian Mother-In-Law riassume in poche parole l’anima di tutto il libro. Katherine Wilson rende omaggio non solo alla città di Napoli, ma a una italianità che a livello semantico è possibile definire attraverso concetti che sfiorano i sensi e le emozioni quali arte, cibo, cultura, bellezza, amicizia, divertimento, piacere. Prendendo la propria vita come fonte di ispirazione e romanzandola appena, la Wilson inizia il racconto dal suo arrivo a Napoli nel 1996, subito dopo il college, per intraprendere una stage di tre mesi presso il Consolato degli Stati Uniti. L’autrice proviene da una facoltosa famiglia americana per la quale è tradizione passare il semestre successivo al college immerso nella cultura di una città straniera. Ma perché proprio Napoli, giudicata da tutti, genitori compresi, una città “sporca e pericolosa”? Perché dopo anni spesi a comportarsi secondo le aspettative, giunge il momento di una ribellione e inaspettatamente Napoli diventa il luogo di una rinascita. E infatti il libro è intriso di gioia, ironia, umorismo scanzonato e molte, molte calorie! Contro ogni pregiudizio, la sacralità del cibo, così lontana dalla mentalità americana e così enfatizzata in Italia, diventa perfino la cura ai problemi di disordine alimentare di cui ha sofferto la scrittrice. Grazie alla famiglia Avallone che la ospita durante il suo soggiorno partenopeo, scopre e si innamora dei rituali legati alla preparazione del cibo, al consumo dei pasti seduti a tavola tutti insieme, al rispetto degli orari. Ma non c’è solo questo, il libro è il racconto di un’educazione sentimentale verso una nuova cultura, un viaggio di scoperta che la porta a scoprire l’amore e un nuovo senso di famiglia. Il tutto condito con generoso divertimento. Un “mangia prega ama” in versione napoletana, compreso di ricettario finale gentilmente concesso dall’amata suocera: come cucinare il ragù e l’insalata di polpo. Forse la Wilson ci regala una versione del Bel Paese un po’ troppo patinata e ingenua, ma che ha un effetto decisamente balsamico.



 

 

 

 
 
 
 

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