La moglie del cacciatore di perle

La moglie del cacciatore di perle
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Approdare in una terra totalmente sconosciuta, dopo due mesi di viaggio in mare, a diciannove anni e con la sensazione di essere stata mandata via dalla propria famiglia è una dura prova per Maisie Porter. Non sa quello che la aspetta, non conosce il marito, lontano cugino del padre, che dovrà sposare e che non ha mai visto; non conosce nulla di quel luogo di frontiera lontano da tutto, dove caldo e pappataci sono insopportabili. Maisie non ha idea di come si viva nella colonia britannica australiana e non sa nemmeno cosa voglia dire diventare una moglie. Le sue speranze si infrangono sulle coste puzzolenti di Buccaneer Bay, una cittadina nel Nord-ovest dell’Australia, in cui l’unica attività è la pesca delle ostriche per la madreperla e le preziose e rare perle. Il suo sogno d’amore naufraga quando incontra il vecchio, grassoccio e pelato marito che per lei non mostra alcuna attenzione, che non la degna di un solo sguardo. Intorno a lei il mondo imprevisto della più gretta falsità vittoriana che in quel luogo dimenticato è ancora più rigida e soffocante che nella Madrepatria britannica degli inizi del ‘900. La ricchezza di pochi uomini bianchi, violenti e irrispettosi, malvagi e inumani si basa sullo sfruttamento inumano di indigeni e orientali emigrati nella colonia britannica australiana in cerca di migliori condizioni di esistenza. In quel luogo inospitale e infelice, Maisie incontra il palombaro Coop e scopre sordidi segreti che le sconvolgeranno la vita…

Il romanzo poggia su una base storica vera che l’autrice ha raccolto grazie ad un viaggio fatto a Broome, in Australia, dove la pesca delle ostriche ha avuto una lunga e affascinante storia. La vicenda di Maisie è come quella di molte giovani donne degli inizi del ‘900 che venivano date in matrimonio oltreoceano a uomini sconosciuti, per onorare un contratto che spesso aveva motivazioni economiche. Le donne nella storia non hanno voce in capitolo, non possono opporsi o imporre i propri desideri, sono succubi, ma Maisie non ha una tempra così cedevole, ha coraggio e forza e sogni da seguire. Uno stuolo di donne le cammina accanto e l’aiuta a crescere, a osare, a cercare il cambiamento. Donne che si sono affrancate in qualche modo, che non hanno ceduto al destino e le insegnano a non arrendersi, che sono complici e che la guidano. Hanno subito il suo stesso destino e hanno saputo adattarsi senza cedere, hanno percorso strade nuove che le hanno rese libere. Maisie ne segue l’esempio, impara l’arguzia e osa per se stessa e per l’uomo che ama. Gli uomini bianchi sono meschini e disumani, senza sentimenti e viziosi, spariscono davanti alle loro donne, subalterne, ma vere eroine. La narrazione è scorrevole e piacevole, con un linguaggio semplice e lineare, ma troppi elementi della trama sono appena accennati e abbandonati senza una soluzione. La conclusione poi, è proprio da romanzo rosa.



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