La moglie perfetta

La moglie perfetta

Roma. Primavera 2001. L’elegante psicanalista Giovanni Annibaldi, baffetti e capelli scuri, si sobbarca sette ore al giorno di terapia (specialmente di coppia) dal lunedì al venerdì e quattro il sabato. Guadagna bene, dal 1987 si è messo con Bianca Benigni, di un anno più giovane e già laureata in legge, si sono sposati nel 1989, nel 1990 hanno avuto Luca, che ha problemi di linguaggio e socializzazione. Bianca ha perso il padre poliziotto per mano della camorra e durante il liceo ha accudito la madre malata fino alla morte. Brava e meticolosa verso gli affetti, bella e seriosa, ora è magistrata, ha seguito varie inchieste sulla corruzione, sta dietro ad appalti truccati proprio quando la figlia di un imprenditore edile viene stuprata e uccisa a Ostia. Sul crimine indaga anche il detestabile, torvo commissario Michele Mike Balistreri, burrascosa adolescenza in Libia, poi picchiatore fascista (militava in Ordine Nuovo) e sciupafemmine, da un po’ capo della Omicidi, antiprivilegiati, molto capace senza sangue né cuore. Due magnifiche sorelle americane sconvolgono il quadro, si muore ancora e la giustizia trova un precario punto di arrivo, finché nell’autunno 2011 il caso si riapre…

L’ingegnere romano Roberto Costantini dal 2011 al 2014 ha ben scritto una efficace trilogia noir con lo stesso protagonista di destra, ogni romanzo contestualizzato in almeno due periodi della storia italiana e della biografia di Balistreri (1982 e 2005, 1962 e 1983, 1969 e 2011). Vari personaggi ritornano e si intrecciano, altri (inediti) hanno specifica centralità: qui la prima persona appartiene per gran parte del corposo giallo ai due coniugi, Nanni e Bianca, capaci entrambi di smussare spigoli in una dinamica matrimoniale piatta e sicura, utile al lavoro e alla prole, lui più inerme, lei perfettamente protettiva. Poi la narrazione torna ad appartenere al virile e torbido Mike, sempre al volante di una vecchia FIAT, Gitane accese ovunque, lucido e crudele pur di catturare gli assassini, appassionato di Cohen e di Chianti, con incursioni (quando serve) in Sicilia dagli odiati parenti potenti mafiosi, invischiati in usura e gioco d’azzardo. Un paio di donne contribuiscono a dare vita e curiosità alla sua esistenza aggressiva e solitaria, come padre e partner. Di permanente attualità l’avversione per il modo di essere della potenza americana in Italia.



 

 

 

 
 
 
 

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