La morte dell'avversario

La morte dell'avversario
Cosa succede quando il tuo avversario instaura una dittatura e basa la sua politica sull'eliminazione fisica degli ebrei? Come può risultare ammaliante una figura tanta malvagia? Eppure, per Hans, è quasi una fonte vitale, senza la quale nulla avrebbe senso nella sua vita. Ha iniziato a conoscere B., il nemico  di cui non potrà più fare a meno, quando era ancora un bambino e di nascosto ascoltava le conversazioni dei genitori sulla grave situazione politica che si apprestavano a vivere: l'ascesa del nazismo negli anni Trenta, la violenza nelle strade da parte delle SS e, soprattutto, la persecuzione degli ebrei. Poi verranno i comizi di B. nelle piazze, i discorsi trasmessi alla radio, le parate in suo onore. E Hans che matura un odio profondo dal cuore e, nello stesso tempo, un'affezione unica per colui che i decide chi mantenere in vita e chi trascinare nel baratro della morte... "Noi non siamo nati per le amicizie. Un altro legame si addice in sostanza alle relazioni umane. Nessun inno di lode, per quanto festoso, può abbattere la diffidenza che si erige fra gli esseri viventi. Conduciamo tutti un doppio gioco". E di questo doppio gioco, di questa doppia natura che alterna odio e amore, disprezzo e fascino, Hans si serve per portare avanti una relazione atipica con il suo nemico. Un rapporto che, grazie a ruoli e comportamenti ben definiti, è capace di mantenere un certo equilibrio tra le parti in gioco, consentendo così la sopravvivenza di entrambi...
Un confronto spietato che mette in luce il desiderio costante di capire il nemico, la sua personalità, le sue scelte e, addirittura, i suoi sentimenti. Su questo Hans Keilson basa tutto il suo romanzo, una riflessione sulla figura del nemico e sulla sua controparte, necessaria quasi come se fosse stato il destino ad architettare un tale legame. Bellissima la storia dell’alce che, come un apologo sorprendente, spiega con disarmante semplicità questo sentimento complesso e straziante. L'avvento del nazismo è lo sfondo di cui, però, si cerca di non parlare esplicitamente, così come Hitler non viene mai nominato; anche se è ben evidente chi si cela dietro B. Esiste un legame profondissimo tra vittime e carnefici, ed entrambi sanno che non può essere diversamente per sopravvivere. Hans Keilson, ebreo tedesco nato a Berlino nel 1904, è stato costretto a fuggire in Olanda durante la Seconda Guerra Mondiale, dove ha scritto e pubblicato nel 1947 questo romanzo pieno di sentimento e di desiderio di conoscenza dell'altro. D’altra parte, sino alla sua morte, avvenuta pochi mesi fa, ha dedicato la sua vita alla psicanalisi, impegnandosi, soprattutto,con i bambini colpiti dal trauma della guerra e della deportazione. Secondo il Time, la profondità con cui ha saputo descrivere il rapporto unico tra persecutore e perseguitato ne La morte dell’avversario, lo rende unico nel panorama delle letteratura del Novecento.

 

 

 

 
 
 
 
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