La morte di Marx e altri racconti

La morte di Marx e altri racconti

Una vecchia Ford, appesa al carroponte di uno sfasciacarrozze, penzola nel vuoto a dieci metri di altezza, in attesa di essere distrutta. All’improvviso gli operai si accorgono che dall’abitacolo spunta un braccio. Tutte le operazioni si fermano, viene chiamato l’ingegnere. Il fatto è incredibile, perché nessuno aveva mai notato quella vecchia Ford che chissà da quanto è qui, in cima alla catasta di automobili. Ha ancora la targa, dunque non può essere stata registrata all’ingresso. E l’uomo al suo interno, chi è? Un commesso viaggiatore che, con la sua vecchia Ford, alcuni anni prima stava percorrendo la tangenziale che sovrasta il piazzale… Un’automobile elegante è parcheggiata nell’angolo più lontano di un albergo illuminato. Al suo interno un uomo e una donna festeggiano con una bottiglia di champagne. Nessuno noterà la loro presenza. Dopo essere rimasti a guardare il mare, sono saliti in auto e hanno raggiunto il grande parcheggio. Poi l’uomo è sceso, ha trafficato per un po’ nel portabagagli con un tubo e poi è risalito in macchina. Hanno appena fatto l’amore. Sono sereni e sorseggiano lo champagne. Tra poco alzeranno i finestrini sigillando la macchina e chiuderanno il circuito dell’aria sul cruscotto... Lo chiamano Marx perché somiglia al famoso filosofo, ma naturalmente questo non è il suo nome. Viene dalla Germania e il suo vicino di casa ricorda i molti libri di filosofia, estetica, critica musicale che il dottor Marx gli ha regalato, purtroppo tutti in tedesco, lingua che non comprende. Il suo amico italiano, invece, di lui mette in risalto l’ossessiva frequentazione di giovani ragazzi violenti e disadattati, l’esatto contrario di ciò che è lui e la passione per le rappresentazioni pittoriche della corrida e dei toreri, uomini che affrontano animali più grandi di loro armati soltanto di una sottile lama, consapevoli che il toro può ucciderli in qualsiasi momento. Ecco, forse il dottor Marx si sente così, come un torero nell’arena, quando accoglie uno di quei ragazzi. Ed è probabilmente uno di loro ad averlo ucciso con un busto raffigurante Bizet…

Più che racconti brevi, testimonianze. Cronache fedeli di uomini e donne che vivono in un presente continuato. Un presente che è sempre e prima di tutto cronaca. La narrativa viene dopo, descrivendo il passato o un futuro immaginato, previsto e prevedibile. Ma il presente, ecco, quello va prima di tutto dichiarato. Come una testimonianza, appunto. Ma non sono certo racconti qualsiasi, quelli testimoniati da Sebastiano Vassalli. Sono piuttosto porzioni di vita staccati dall’intero e che, letti così, in un lasso di tempo lungo un paio di minuti, sembrano quasi spettrali. Suddivisa in tre sezioni, alla prima parte della raccolta è dato il compito di descrivere la metamorfosi della scorza che sin dall’antichità protegge e accompagna l’uomo. La ruota, poi il carro, poi l’automobile sono i gusci che ci contengono e dentro il quale l’uomo si trasforma, subisce una metamorfosi come il mollusco dentro una conchiglia. Gregor Samsa, l’insetto di Kafka, è il vero automobilista. L’uomo che sta dentro l’insetto è il viaggiatore che vede il mondo dall’interno del suo abitacolo. E chissà se poi da questa automobile, vera o simbolica che sia, si scende mai. Potrebbe essere che l’uomo continui a esistere dentro al proprio abitacolo, un po’ prigioniero e un po’ barricato, come il famoso scienziato svedese di Abitare il vento, nella seconda parte della raccolta, che per una carriera e la notorietà ha sacrificato la minuscola isola di proprietà della sua famiglia e l’amore della fidanzata. L’isola è l’abitacolo, trascurato per tanti, troppi, anni e al quale farà ritorno con un misto di nostalgia ed emozione, trovandolo occupato. “L’umanità” dice a un certo punto il dottor Marx “migliora uomo per uomo, perché è composta da individui. Noi non siamo un’entità collettiva, come le formiche o le api; e impiegheremo ancora chissà quanti millenni per diventare davvero civili. Probabilmente non arriveremo mai a quel risultato, perché ci distruggeremo prima.” Ecco, racconto dopo racconto, Sebastiano Vassalli, scomparso nel 2015, ci testimonia l’autodistruzione dell’umanità, individuo per individuo.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER