La morte di Virginia

La morte di Virginia

Il primo allarme aereo su Rodmell, residenza dei coniugi Woolf, suonò un delizioso giorno di fine estate o inizio autunno. Era il 1939 e Virginia Woolf si sarebbe suicidata due anni dopo. Nei due anni precedenti alla sua morte Virginia e Leonard vissero nel Sussex, lontani dall’amata Londra, e da lì seguirono, sempre più inquieti, l’avanzata del regime hitleriano in Europa. La Prima Guerra mondiale aveva già fiaccato gli animi e la speranza positivista nel progresso dell’uomo era già spenta. Gli echi del Nazismo giunsero così a turbare ancora di più Virginia, già sfinita dalla scrittura della biografia di Roger Fry. Nel silenzioso e immobile centro dell’uragano Virginia continua a scrivere a lottare, a rifiutare la morte…

La morte di Virginia è un estratto delle memorie di Leonard Woolf che ricostruisce gli anni dal ’39 al ‘41. Leonard, sempre attendo a rendere giustizia alla memoria della moglie, setaccia tra i diari e le lettere per mettere in relazione lo stato d’animo di Virginia, la sua scrittura e la guerra. Dunque non ci è difficile immaginare l’inquietante ronzio degli aerei tedeschi di notte e Virginia già seduta al tavolino la mattina con la penna in mano, che finiva un libro, correggeva le bozze e già ne immaginava un altro. Leonard Woolf non ha la prosa raffinata della moglie e a volte la minuziosità nel ricostruire la vita di campagna può apparire superflua. Tuttavia e proprio nel quotidiano (tra i bombardamenti, il giardinaggio, i libri della Hogarth Press stipati in casa e la scrittura) che si trova la chiava per comprendere la sofferenza di Virginia. Un documento prezioso, non solo per i risvolti biografici, ma anche per la possibilità di seguire più da vicino il lavoro di Virginia Woolf.



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