La morte felice

La morte felice
Patrice Mersault, modesto impiegato dalla vita monotona e abitudinaria, vive ad Algeri. È solo dopo la morte dall’anziana madre, non ha amicizie e mantiene pochi contatti umani: Cardona, il bottaio suo vicino di casa; Marthe, una bella ragazza con la quale esce saltuariamente; Zagreus, il primo amante di Marthe, che la ragazza stessa gli ha presentato. Zagreus è gravemente mutilato, gli mancano entrambe le gambe. Ha molto tempo per pensare e per ricevere: “Mersault stava bene nella grande stanza in cui stava Zagreus, tra i suoi libri e i suoi rami marocchini, il fuoco e i riflessi delle fiamme sul viso discreto del Budda khmer che stava sulla sua scrivania”. Zagreus è ricco, colto, intelligente e infelice. Non è alieno da propositi di suicidio: sarebbe, la mia, la morte solo di un mezzo uomo, pensa e scrive. Patrice, in cambio di una valigia traboccante di denaro, lo uccide. Nessuno sospetta che sia stato assassinato e Patrice Mersault può iniziare la sua nuova vita, il cui unico impegno consisterà nella ricerca della felicità, una felicità completa e totale, in armonia fisica con la natura e al limite dell’atarassia. Pur malfermo in salute, parte per un lungo viaggio in Europa. Poi, colmo di nostalgia per la luce e per il sole mediterranei, torna ad Algeri e si stabilisce con tre giovani amiche in una solitaria, panoramica casa in collina. Patrice non ha preoccupazioni economiche e il suo impegno per poter vivere felice è il primo e definitivo passo affinché anche la sua morte sia pienamente felice…
La morte felice, romanzo pubblicato postumo la cui stesura definitiva non fu rivista dall’autore, fu composto da Camus alla fine degli anni Trenta. Vi troviamo tracce dei ricordi di Belcourt, quartiere povero in cui egli trascorse l’infanzia, tracce del suo impiego nelle agenzie marittime e di suoi viaggi nell’Europa centrale e in Italia, nonché ricordi delle sue degenze in sanatorio e dei suoi amori giovanili. Il romanzo è diviso in due parti contrastanti: “Morte naturale” e “La morte cosciente”. Nel contrasto si trova il movente dell’opera. Nella prima parte, infatti, emergono la povertà di Patrice Mersault, la monotonia della sua vita, la sua mancanza di denaro e soprattutto di tempo per vivere appieno sensazioni, sentimenti e tutto ciò che rende la vita degna di questo nome. Nella seconda parte, l’indipendenza finanziaria gli consente la piena padronanza del tempo di vita, l’immersione nel creato come semplice e spensierata creatura, la pace del cuore. Ne “La morte felice” alcuni critici (R. Quillot, J. Sarocchi) hanno visto una prefigurazione de Lo straniero, a cominciare dal cognome del protagonista, a seguire dalla descrizione di una vita vuota e monotona, infine dall’assassinio “gratuito”. Severo con se stesso, Camus non pubblicò La morte felice e la versione che ora leggiamo è frutto di una rielaborazione, evidentemente  non definitiva nella mente e negli intenti dell’autore. Ci offre tuttavia moltissime pagine di lettura profonda, di meditazione e di immedesimazione, arricchite dallo stile magistrale di un grande scrittore, che la bella traduzione mantiene.

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