La morte segue i magi

La morte segue i magi
“Milano era avvolta nella pioggia. Non la nervosa allegra pioggia primaverile, una pioggia sottile, penetrante, uggiosa e uguale, minutissima e triste. Sui muri della città erano comparsi truci manifesti rivolti a una cupa, improbabile quintessenza di lombard; imperversava ancora, ovunque, una insipida tiritera che enumerava coccodrilli aquile e liocorni; sulle labbra delle fanciulle in fiore la parola cazzo sbocciava come un herpes… Gli anni ottanta, bellezza". È appunto in una livida e piovosa Milano degli anni ottanta che il commissario Melis svolge il suo lavoro e cerca di tenere assieme una stanca vita sentimentale. Ad occuparlo maggiormente è il caso di Walter Cenzatti, un uomo distinto e ricco, di professione restauratore, ritrovato ucciso nel laghetto di un parco. Una morte all’apparenza senza movente. Una morte che però non convince fino il fondo il commissario il quale, per occuparsene, finisce addirittura col trascurare le indagini per la cattura di un importante capomafia...
Altri personaggi si muovono intanto sotto il cielo plumbeo di questa Milano, la compagna di Melis, ad esempio, bella e colta direttrice editoriale, la cui piccola casa editrice sta per essere assorbita da un colosso dell’editoria. Affascinanti manager-tagliatori di teste, rampolli di ricche famiglie, poliziotti grossolani e buffi. E poi un anziano uomo, vestito in modo curioso ed antiquato, che sale e scende dai mezzi pubblici ascoltando, divertito e disilluso, le conversazioni dei passanti. C’è anche un quadro antico, probabilmente un Rembrandt, attorno al quale ruota tutta la vicenda del romanzo, che cattura il lettore in un continuo rimando fra ciò che è vero e ciò che è falso. Una scrittura colta e rarefatta, quella di Tuzzi, dove l’atmosfera e le suggestioni contano molto più dell’azione e del ritmo. Nonostante ciò (o forse proprio per questo) la trama di La morte segue i magi risulta corposa e avvincente, illuminata a tratti da lampi di ironia. Il lettore viene trascinato nelle strade umide di una Milano che ancora per poco conserverà il sapore della città di un tempo, prima di essere definitivamente trasformata in polo industriale e metropoli europea. L’aspetto noir del romanzo si accorda splendidamente con l’anima malinconica dei personaggi e del paesaggio, dando vita a un libro che travalica le definizioni di genere, arricchito da citazioni mai leziose disseminate fra le pagine. Il lettore accorto, infatti, coglierà rimandi a Goethe, Novalis e Rilke, ad impreziosire, come un cioccolatino fondente gustato dopo il caffè, la lettura di questo romanzo, perfetto per i giorni brevi e grigi dell’inverno.

 

 

 
 
 
 
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