La mossa del cavallo

La mossa del cavallo

Autunno 1877. Giovanni Bovaro arriva a Montelusa: è stato nominato ispettore capo ai mulini. I suoi due predecessori, Tuttobene e Benedicò, non hanno avuto vita facile occupandosi di questa incombenza. Anzi. Bovaro è nato a Montelusa e poi, ancora bambino, si è trasferito a Genova. Conosce il siciliano (non benissimo) anche se pensa da genovese. Il suo arrivo crea scompiglio nel piccolo paese siculo. I suoi metodi “del nord” non piacciono ai cittadini, che lo trovano freddo e distante. Giovanni sta solo imparando a conoscerli e vuole soprattutto svolgere in maniera corretta il suo lavoro. Vivrà a Vigata, nell’appartamento libero di donna Tirisina. La donna, conosciuta da tutto il paese, è rimasta vedova da molto poco e ha una storia (nota a chiunque) con il parroco del paese, patre Carnazza. Giovanni lo intuisce subito ma preferisce tenere un profilo basso. Quello che invece scopre, guardando tra le carte dei suoi predecessori, è una truffa seria, portata avanti per anni, per non pagare la tassa sui mulini imposta dal nuovo governo. Bisogna cercare di capire da chi sia stata ordita la truffa, chi metodicamente ci guadagni (Giovanni capisce che di certo si tratta di più di una persona) e quanta gente sia coinvolta. In sella al suo cavallo Giovanni compie perlustrazioni notturne, mette il naso dove non dovrebbe, diventando immediatamente “scomodo”. Bisogna fermarlo. Lasciare che tutto resti immutato. Come riuscirci? Basta incastrare il nuovo arrivato e accusarlo di un (im)probabile omicidio…

Andrea Camilleri, che non ha bisogno di presentazioni, nel 1999 pubblica con Rizzoli La mossa del cavallo, ora riedito da Sellerio con una nuova prefazione in occasione dell’uscita della fiction televisiva tratta dal romanzo. L’autore siciliano ci porta indietro nel tempo, al 1877, quando la Sinistra storica appena arrivata al governo impose la famosa “tassa sul macinato” che tanto fu discussa e odiata specialmente al sud. Montelusa e Vigata anche nel 1877 sono per noi, che abbiamo amato tutti i romanzi di Montalbano, un ritorno a casa, un modo per immaginarci quei luoghi due secoli fa. Giovanni Bovaro, novello Montalbano, scopre, suo malgrado, un giro di mazzette (eh sì, anche duecento anni: fa certe cose sembrano non cambiare mai) che coinvolge molti personaggi politici famosi, tanti contadini e persone umili che devono sottostare ai ricatti per poter sopravvivere. Decide di denunciare ciò che sta accadendo e… viene fermato nel peggiore dei modi. Lo accusano di avere una relazione con donna Tirisina e di aver ammazzato il parroco. Tutto sembra incastrare il giovane funzionario dello stato. Eppure, quando tutto sembra perduto, Giovanni riesce a dimostrare la sua innocenza. Sarà una vittoria, una liberazione, anche se sarà realmente difficile inchiodare i veri colpevoli. Camilleri scrive un giallo storico perfetto, accattivante, interessante, che ci fa rimanere sempre con il fiato sospeso. I suoi personaggi riescono a strapparci sempre un sorriso, a diventare parte della famiglia, tanto che, alla fine, spiace proprio chiudere il libro. Una lettura leggera e piacevole, da gustare con calma, per rilassarsi e sospendere le nostre ansie per qualche ora.



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