La musica del caso

La musica del caso
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Il terzo giorno del tredicesimo mese Jim Nashe incontra Jack Pozzi, il giocatore di poker che ama farsi chiamare Jackpot. Un incontro casuale, nel quale Jim vede l’opportunità per cambiare quello che sembra un finale già scritto. Da un anno Jim viaggia per l’America intenzionato a continuare fino a quando i soldi non finiranno. Perché il caso determina il destino in cui gli eventi si susseguono: se l’avvocato lo avesse trovato subito appena dopo la morte del padre per comunicargli l’eredità, sua moglie Thérèse non lo avrebbe piantato, non avrebbe dovuto portare la figlioletta di due anni a casa di sua sorella, in Minnesota, non avrebbe abitato in una misera bifamiliare a Somerville, avrebbe avuto il denaro sufficiente per pagare la casa di riposo dove è morta sua mamma, ma l’avvocato ha impiegato sei mesi per arrivare a lui e le cose intanto sono andate diversamente. Dopo trenta anni senza sue notizie il padre gli lascia un enorme somma di danaro, circa duecentomila dollari, per farsi perdonare e Jim, per niente addolorato dalla morte del genitore, paga i suoi debiti, si compra una Saab a due porte rossa fiammante, organizza una mega festa, decide di prendersi tutte le ferie accumulate negli ultimi quattro anni e alle tre di mattina si mette in viaggio verso il Minnesota. Quando lo vede la figlioletta, Juliette, si ritrae, è timorosa, in sei mesi lo ha sentito solo al telefono, è diventata parte della famiglia di sua sorella, i cuginetti più grandi giocano con lei, hanno un cane e un gatto, il giardino con l’altalena, Ray e Donna l’adorano, sono buoni affettuosi e...

La musica del caso è il romanzo scritto nel 1990 da Paul Benjamin Auster: scrittore, saggista, poeta, sceneggiatore, regista, attore e produttore cinematografico newyorchese. Nel 1993 Philip Haas, regista statunitense, ha realizzato il film omonimo, a cui Paul Auster ha partecipato con un cameo: nel finale del film compare come autista. La parte iniziale è la storia di un viaggio. Il protagonista, grazie a un’eredità inaspettata, molla tutto per seguire il fascino dell’ignoto e andare all’avventura. Via via che si prosegue nella lettura gli spazi si riducono, i movimenti scemano, le azioni diventano ripetitive e il protagonista si ritrova bloccato, costretto in una situazione opprimente alla quale suo malgrado si adatta. I personaggi sono pochi e quasi tutti figure maschili eccentriche, che mettono in atto scelte insolite in eventi paradossali. Ciò che gioca un ruolo cardinale nelle relazioni tra i protagonisti, fondamentalmente soli, è appunto il caso: imprevisti fortuiti che fanno emergere le nevrosi contemporanee. Nella trama, in generale ben costruita, sono evidenti lacune troppo macroscopiche per non essere volontarie, forse c’è la volontà di non spiegare tutto, come spesso accade nella realtà. L’atmosfera del romanzo è greve, Auster scrive in modo asciutto, nitido, essenziale, lasciando al lettore la libertà di arricchire la narrazione con la propria fantasia e mentre prosegue a delineare le angosce e le povertà dei personaggi senza alcuna pietà, il protagonista scivola e sprofonda nell’orrore.



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