La nascita dell’India moderna

La nascita dell’India moderna
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Nel 1893, Mohandas Karamchand Gandhi trascorre una notte di agonia nella stazione ferroviaria di Pietermaritzburg, in Sudafrica: dietro l’insistenza di un passeggero bianco, Gandhi viene “fisicamente espulso” dalla carrozza di prima classe. Quella notte, Gandhi la passa riflettendo e cominciando a pensare la “non violenza attiva”. Dopo venti anni di lavoro in uno studio legale in Sudafrica, Gandhi ritorna in patria, pronto a vestire il ruolo di guida del movimento per l’indipendenza dell’India. 1916, Calcutta University: il professore E.F. Oaten, protagonista di alcuni commenti “poco lusinghieri” nei confronti dell’India, viene aggredito da un gruppo di studenti, fra cui Subhas Chandra Bose, il quale, a seguito dell’incidente, viene immediatamente espulso, e il cui percorso devia in maniera decisiva verso la carriera politica e l’impegno ostinato e totale per la liberazione del suo Paese. Cresciuto in una casa “occidentalizzante e confortevole”, Jawaharlal Nehru studiò e si formò come un perfetto gentiluomo inglese, fino al momento in cui, sulla scena politica indiana, irruppe Gandhi: colpito, trascinato dal messaggio del Mahatma, Nehru abbracciò i propositi di disobbedienza civile e della non-cooperazione, cominciando a lavorare attivamente anch’egli per il movimento di liberazione nazionale…

Mahatma Gandhi, il Bapu, convinto assertore della non violenza e della non cooperazione - all’interno del più ampio recupero di valori etici e morali che devono farsi forza vitale - come strumenti per minare la potenza britannica e riaffermare l’identità indiana. Il figlio ribelle, Bose, provato da anni di prigionia ed esilio, in continua lotta per la conquista di un’armonia comunitaria capace di tenere insieme le trame di un Paese multiforme, minato dalla strategia “divide et impera” applicata dall’impero coloniale inglese. L’amato discepolo, Nehru, in contrasto con molte decisioni di Gandhi ma incapace di contraddirlo pubblicamente e di separarsi da lui. Gandhi e Bose inconciliabili in patria, in altro modo così vicini l’uno al pensiero dell’altro con Bose in esilio prima in Europa e poi in Asia; Nehru, diviso tra l’appoggio all’intraprendenza di Bose e la sottomissione di fronte a Gandhi. Reba Som, storica e musicista, tesse nel suo studio la cronaca del dinamico intrecciarsi di pensieri e azioni, di visioni politiche e visioni d’India soprattutto da parte di tre leader protagonisti del nazionalismo anticoloniale, nel quadro “di un dibattito dal tono eccezionalmente elevato, in cui l’ideale della libertà venne ad essere ampliato e costantemente ridefinito”.



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