La nostalgia degli altri

La nostalgia degli altri

Da quando suo padre l’ha abbandonata, preferendo la libertà e i piaceri della vita alle costrizioni familiari, Lizzie ha imparato a proteggersi dal dolore raccontando storie, immaginando mondi alternativi e meravigliosi in cui reinventarsi a piacimento affinché nulla possa sfuggire al suo controllo o ferirla. Questo suo grande talento e un’eccezionale ambizione le consentono di fare carriera all’Acquario, la più grande società di intrattenimento digitale al mondo. Là in un luminoso mattino di settembre i suoi occhi azzurro cielo incontrano lo sguardo blu Klein del timido, misterioso Adrian. Con lui condivide un passato sofferto, un certo lato mitomaniacale e, soprattutto, l’abilità nel raccontare storie. Chi lavora all’Acquario sa che “a raccontare bene una storia la si può rendere reale”, ed è proprio su questa certezza che i due fondano la loro complicità. Non si frequentano, si sfiorano appena, ma ogni notte si scrivono fiumi di parole appassionate, in un gioco di seduzione che ciascuno dei due pensa di poter dominare. Adrian è un giocatore formidabile, il migliore, e Lizzie si abbandona al suo fascino, complice “l’aria matta dell’est” che “le soffia in testa” e la rende imprudente, incline da sempre alle sfide e al pericolo. Ma a un occhio attento non possono sfuggire le incongruenze, i dettagli che sembrano non combaciare. Evidenze che Lizzie è tentata di ignorare, anche quando le prove sono a portata di mano, nell’account che Adrian ha lasciato aperto sul suo pc...

Quella di Lizzie e Adrian non è solo una storia di amore e ossessione: “il potere delle storie e la manipolazione” sono i veri protagonisti occulti, che agiscono attraverso i due amanti in un perverso, ingannevole gioco virtuale. È proprio il medium tecnologico, scrigno di infinite potenzialità, che alimenta l’attrazione, in una modalità parallela e paradossale del vivere in cui l’assenza è necessaria, ricercata, e il possesso è tanto più forte quanto meno riguarda il corpo e i sensi. E, per quanto sconcertante, la risposta finale all’interrogativo proposto fin dal titolo – si può provare nostalgia per qualcosa che non si è mai veramente posseduto? – forse non è poi così inconcepibile. Federica Manzon ci regala una storia intrigante, che si snoda tra la selvaggia, indomabile Trieste dei ricordi e le luci al neon di una Milano frenetica, il ritratto lucido e provocatorio di un mondo in evoluzione che continuamente riscrive le regole dell’attrazione e incrina il concetto, già di per sé fragile, di “identità”. Attraverso uno stile che coinvolge e conquista, in un delicato equilibrio tra distacco scientifico ed empatia, l’autrice riesce a non scadere mai nell’eccesso, nella sentenziosità o in cliché obsoleti sul binomio uomo-tecnologia, e la sua capacità di farsi “hacker” delle vite private e dei segreti più reconditi dei suoi personaggi contribuisce a mantenere sempre viva la narrazione e alta la tensione, persino in una storia il cui epilogo sembra già scritto sin dall’inizio.



 

 

 
 
 
 

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