La notte dei vinti

La notte dei vinti
Nell’Albania comunista si può essere fagocitati da un buco nero per aver deviato dalle onniscienti tesi del compagno presidente Enver Hohxa. La via verso il socialismo reale è piastrellata da pletore di pugni chiusi perentori portati alle tempie accompagnati da slogan che inneggiano al grande padre padrone. La delazione ed il sospetto forgiano la paura: si può essere cacciati dal partito con disonore; mandati al confino in un villaggio sperduto sulle montagne. Peggio: si può essere fucilati in piena notte e sparire per sempre coperti di terra in qualche anonima campagna. È quello che succede a Beqir Balluku, Ministro della Difesa negli anni Settanta, partigiano prima e generale fedelissimo a Hoxha poi, accusato di aver ordito piani strategici militari revisionisti e disfattisti, fuori dalle direttive del partito; di non essere stato sufficientemente marxista-leninista e di essersi piegato a logiche piccolo borghesi e liberali. Durante il processo che il Comitato centrale del partito istituisce a suo carico, Balluku rinuncia a costruirsi una linea di difesa. Sa che è inutile, che ogni decisione è già stata presa e che se Enver ha messo una croce sulla sua faccia nessuna richiesta di grazia gliela potrà cancellare. Viene fucilato assieme ad altri due generali ed i loro cadaveri sepolti nelle terre di una cooperativa agricola lontana da Tirana. Li ritroveranno nel 1991 in un’altra Albania, dove però il passato continua ad urlare da migliaia di fosse senza nome …
Si potrà pensare: a chi può interessare la storia dell’epurazione del Ministro della Difesa albanese negli anni Settanta? Ebbene interessa, perché quella portata alla luce da Antonio Caiazza non è la storia di un solo uomo, ma la storia di un’epoca parossistica nella quale snidare i nemici del popolo era uno sport assai praticato e la vita privata di ciascuno era costantemente setacciata dalle spie e dai delatori del regime. L’Albania di allora era un mistero claustrofobico dal quale nulla trapelava. Il binomio Hoxha-Shehu intesseva la trama di un sistema autoritario imperniato sui deliri di onnipotenza di un unico padre padrone dalla cui volontà e dal cui capriccio dipendevano le vite di ministri, ufficiali o semplici cittadini. Questo romanzo inchiesta, avvincendoci nelle spirali sempre più strette della narrazione, ci dice un paio di cose davvero interessanti: fortuna che la memoria è forte e presto o tardi anche i morti senza nome ne avranno uno; quanto sono abili gli uomini nel corrompere le idee che, anche se tra le più giuste, diventano tagliole; quanto è pericoloso il fanatismo e quanto squallidi i giochi di potere da qualunque punto di vista essi si guardino; la storia non la si può seppellire.

 

 

 

 
 
 
 
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