La notte dell’uccisione del maiale

La notte dell’uccisione del maiale
Dicembre 1955. A Debrecen, in un’Ungheria assoggettata al regime comunista, vivono János Tóth e Paula Kémery: sposati da più di vent’anni e genitori (almeno all’apparenza) di due figli, formano una famiglia infelice. János è un colto maestro di scuola, è un uomo di umili origini (discende da una famiglia calvinista di esperti saponieri), è bruttino, ha un’indole remissiva ed è follemente innamorato di sua moglie. Paula al contrario proviene da una nobile famiglia cattolica caduta in rovina, è una donna altezzosa e ignorante, algida e bella, ed è una moglie che non ama suo marito: gli si relaziona con supponenza, lo mortifica in continuazione e lo tiene a distanza; Paula è anche scaltra: gioca con János come il gatto gioca con il topo, approfitta dell’amore del marito ed esercita nei suoi confronti un pressante dominio psicologico, ne piega la volontà e lo manipola come un navigato burattinaio manovra la sua logorata marionetta. E infatti János tollera ogni capriccio della moglie, ne giustifica ogni condotta, si mette in discussione ogni giorno e si adegua, a volte diligentemente altre con rassegnazione, alle esigenze di lei; l’amore che quest’uomo prova per questa donna è tanto cieco e profondo da aver determinato da un lato, una dolorosa rottura tra lui e la sua famiglia d’origine e dall’altro, un’obbligatoria relazione con la famiglia di lei: Paula considera i Tóth dei pezzenti, non ha alcun tipo di rapporto con loro e ha ottenuto che neanche il marito li frequentasse, al contrario ha mantenuto in vita i legami con la sua famiglia di provenienza e li ha imposti anche a lui. Dunque è chiaro che János tollera Paula per amore, ma lei perché sta con lui? Perché l’ha sposato se ne prova ribrezzo? Perché non se ne allontana? Cosa nasconde? É la sera che precede il giorno in cui è stata fissata, in casa Tóth-Kémery, l’annuale uccisione del maiale ed è la sera che, sciogliendo tutti gli interrogativi, compirà i tragici destini di queste due anime…
Ispirata dai ricordi - in un’intervista dichiarò infatti che quasi tutti i personaggi del romanzo li aveva inventati pensando a persone realmente esistite -, animata da uno spirito critico verso il sistema comunista (proprio lei, parlando di questo romanzo, pose l’attenzione sul fatto che la pubblicazione fosse stata osteggiata dai “recensori marxisti” che consideravano “insolente” il suo “comportamento letterario” perché “richiamava l’attenzione sui difetti allarmanti del sistema”) e consigliata da una loquace e munifica Melpomene (Musa che canta la tragedia), la signora Magda Szabó ha messo in scena una storia di dolore e di morte che, incastonata tra le spigolose e strette mura di una ‘rossa’ Ungheria e costruita sviluppando un avvicendamento tra gli eventi del passato e i fatti del presente vissuti dai due protagonisti e dalle loro famiglie natali, indaga l’amore incondizionato, il bene donato e disprezzato, la crudeltà, la menzogna, la rassegnazione nei confronti di una vita che ha preso una piega diversa da quella immaginata, l’obbligo di adeguarsi ad un sistema politico-sociale autoritario, la rinuncia ai propri ideali, l’occultamento dei propri ‘credo’, la miseria intellettuale, l’annientamento morale e la disperazione. La notte dell’uccisione del maiale ha la stoffa di un lavoro egregio e il sapore della magnificenza della sua splendida autrice che qui, in questo alto canto, ha lasciato vedere un buio - umano e sociale - che sanguina palpabili inquietudini e che illumina intime e piene riflessioni. Delizia per gli occhi e sussulto per il cuore. 

 

 

 
 
 
 
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