La notte della donna nera

La notte della donna nera

Al suo orologio da polso le lancette segnano le otto, trentadue minuti e trentasette secondi. Le guarda casualmente mentre estrae le chiavi di casa dalla tasca dell’impermeabile. L’Ispettore Balti infila la chiave nella porta d’ingresso, compie due passi all’interno del suo appartamento e si accorge di una sagoma nell’oscurità con una rivoltella in mano puntata contro di lui. Il condominio dove abita Balti si trova in una via di una zona piuttosto centrale di Pavia. Si chiama “Carla”. Carla è di otto piani. L’appartamento dell’Ispettore sta al terzo. Tra uffici e abitazioni Carla conta all’incirca sedici appartamenti. Di quest’ultimo dato, però, l’Ispettore Balti non è del tutto sicuro. Chi mai si mette a contare con precisione il numero di appartamenti del condominio nel quale abita? L’appartamento vicino al suo – quello dei coniugi Fialetti – è quasi sempre vuoto. È un appartamento che i Fialetti di tanto in tanto affittano a qualcuno o che occupano solamente nel weekend. Abitano a Milano. Sono una famiglia piuttosto benestante. Sotto di lui c’è la famiglia Zampedroni. Diego Zampedroni è un tipo sveglio, trentasei anni, ha avuto il primo figlio da sua moglie Ivana a trent’anni e un paio d’anni fa è arrivata la bambina, Erika. Il figlio di Zampedroni si chiama Ettore. Diego Zampedroni e l’Ispettore Balti sono stati qualche volta d’estate a giocare a tennis. Per via dei figli l’appartamento è sempre assai movimentato…

Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io. Così, pressappoco, la saggezza popolare. Perché talvolta può succedere che siano proprio le persone più vicine a noi quelle da cui temere maggiormente un colpo a tradimento. Perché ci conoscono. Perché sanno quali siano i nostri punti deboli. Perché possono avere il movente e l’opportunità, sfruttando la diretta relazione con quella che in quel momento diviene la loro vittima. I parenti sono come le scarpe, più sono stretti più fanno male, si dice, con amaro buonsenso e consapevolezza qualunquista. E in effetti l’opera di Marco Candida, che ha già pubblicato nove romanzi e una raccolta di racconti, ricorda un po’ un proverbio: perché, così come un detto o un motto, anche La notte della donna nera è un testo molto tradizionale. Classico, semplice, comprensibile, lineare, leggibilissimo: l’intero romanzo è strutturato come un’unica lunga risposta – si entra in medias res, sappiamo praticamente dalla prima riga in che situazione ci troviamo – alla domanda della Donna Nera, il serial killer che terrorizza la tranquilla Pavia, in cui vive Banti, serio, affidabile, preparato, coscienzioso, senza fronzoli, che una sera torna a casa e si trova di fronte la minaccia della canna di una pistola. E una domanda a cui rispondere, sottotitolo e sintesi dell’intero libro: Dimmi chi sono i tuoi nemici. La sua risposta è spiazzante, il crescendo intrigante.



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