La notte eterna del coniglio

La notte eterna del coniglio

San Francisco, aprile 2010. Jane e suo marito Mark si recano, come ormai succede tutti gli anni, al consueto pranzo di Pasqua organizzato da Norman, il padre di lei. Ci sono anche zia Audrey e zio Frank, Eric, il padre di Marc, e i Barney, una giovane coppia con due figli. Si parla del più e del meno, fino a quando viene fuori il vero motivo che lega il gruppo: Norman è infatti riuscito a convincere gli altri a farsi costruire in giardino un bunker antiatomico, collegato al mondo esterno attraverso una telecamera. La situazione mondiale, infatti, è giunta al collasso, soprattutto da quando la Cina sembra aver dichiarato guerra all’intero Occidente attraverso un ingente riarmo nucleare. Così, quando alla radio viene annunciato un attacco nucleare da parte di una potenza nemica, i quattro nuclei familiari sono gli unici a salvarsi. Il mondo è diventato una landa desolata e il genere umano è stato spazzato via per sempre, mentre gli abitanti dei bunker possono comunicare tra di loro solo attraverso un contatto video satellitare. Ma un giorno accade qualcosa di anomalo e sconvolgente: qualcuno bussa insistentemente alla porta del rifugio di Mark ed Erik. Un enorme coniglio rosa…

Inquietante, ansioso, claustrofobico. La notte eterna del coniglio dello scrittore milanese Giacomo Gardumi è un thriller post-apocalittico allucinato, che scava negli abissi del terrore e lo rende reale, tangibile, attraverso una scrittura cadenzata, fondata sull’attesa, sui punti morti. Così il lettore viene immerso in un’apocalisse senza fine, in un buio eterno senza soluzione di continuità, in una Terra in cui l’umanità è stata spazzata via, vittima della sua stessa follia. E in questa landa deserta, si aggira un essere, un angelo della morte che chiede il suo tributo di sangue: un coniglio rosa che in qualche modo riesce a penetrare nei bunker creando terrore e sterminio. Quello creato da Gardumi è uno scenario di morte assoluta, di silenzio, di pura follia, che pone l’uomo davanti alle sue paure più profonde: quella, tutta novecentesca, della minaccia atomica, e quella atavica di sentirsi indifeso davanti al male. Risiede qui la forza di questo romanzo scritto un decennio fa e trasformato in una pellicola a low budget che è purtroppo passata inosservata: nel non offrire vie di salvezza; nell’instillare inquietudine dalla prima all’ultima pagina; nell’offrire un plot originalissimo; nel declinare il male in tutte le sue forme, creando straniamento e angoscia, e al contempo annullando qualsiasi traccia di razionalità.



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