La nuova vita di nonno Napoléon

La nuova vita di nonno Napoléon
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Léonard Bonheur ha appena dieci anni quando suo nonno Napoléon, raggiunto ormai il traguardo delle 85 candeline decide di chiedere il divorzio dalla nonna Joséphine. “È arrivato il momento di cambiare”, dichiara il nonno e siccome, come sostenuto anche dal magistrato che si occupa del caso, è un suo diritto rifarsi una vita, i due divorziano il primo giorno d’autunno. Napoléon lo considera un giorno di festa, mentre Joséphine continua a piangere, bagnando tutti i fazzoletti di carta che il nipotino Léonard le porge. Per festeggiare il momento, il nonno offre a tutti gelato alla vaniglia, procurandosi, nel gustarlo, due bei baffoni bianchi. Joséphine, tornata ormai single, decide di trasferirsi al sud, nel paese delle sue origini e tutti la accompagnano in stazione, Napoléon compreso! Léonard in tutte queste situazioni non perde di vista nessuno, anzi, studia tutti gli adulti con molta curiosità. Questo mondo è per lui ancora indecifrabile, misterioso e ostile, come il giorno in cui è venuto al mondo, in contemporanea con un gran temporale che ha fatto saltare tutte le lampadine della sala parto. È nato al buio, Léonard e ancora, dopo dieci anni, brancola nel buio. Soprattutto perché i cosiddetti “grandi”, gli adulti, sono davvero un mistero! Ma con nonno Napoléon, ogni giorno rappresenta un’avventura diversa e lui si diverte, anche se a volte è proprio lui il più saggio dei due...

Se servisse una definizione per il romanzo di Pascal Ruter, verrebbe da pensare a “sfumature di umanità”. C’è la più classica carrellata di cose non dette; di ferite inferte solo per risparmiare dolori più forti, per non mostrarsi deboli, diversi, malati, fragili; di condivisioni celate; di amore non dichiarato e soltanto per non mostrarsi troppo “sentimentali”... L’umanità prende strane vie per mostrarsi (o per nascondere la propria inadeguatezza) e alla fine l’unico vero saggio è proprio un bambino che osserva tutto e comprende. Il divorzio del nonno ha un motivo, quella specie di “astio” tra padre e figlio ne ha un altro, la presenza muta o quasi della nuora idem: tutto rappresenta quel fantastico caleidoscopio di atteggiamenti che sono molto più vicini alla realtà di quanto si possa pensare, riconducibili alla vita di tutti i giorni nelle nostre famiglie molto più di quanto si possa credere. E dietro c’è solo tanto, infinito amore e la paura di far soffrire i destinatari di tutto questo amore smisurato, la paura di deluderli, di mostrarsi per quello che si è e, quindi, meglio inventarsi una corazza da “imperatore”. È stato bravo Pascal Ruter a tessere una trama apparentemente così leggera e divertente per metterci di fronte alla nostra fragilità. Bravo a raccontarci questi limiti umani di fronte all’amore smisurato che si prova per i propri cari, per l’orgoglio che si prova a volte nei loro confronti, per la paura di non rappresentare quello che si aspettavano, per la voglia di vedere gli altri arrivare dove noi non siamo mai arrivati.



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