La parola contro la camorra

La parola contro la camorra

“Le organizzazioni criminali hanno un grandissimo potere, quello di delegittimare e diffamare”: l’hanno fatto con Peppino Impastato, accusato di essere un “terrorista suicida”, poi con Pippo Fava, diffondendo l’idea che fosse stato ucciso perché “puppo” (omosessuale) molestatore di ragazzini. Giovanni Falcone, quando era ancora in vita, fu accusato di essersi messo da solo una borsa al tritolo sulle scogliere dell’Addaura per fare un balzo di carriera; di Don Peppino Diana, uno che per amore della sua terra non taceva, dopo averlo ammazzato poco più che trentenne dissero che era morto per presunte relazioni con alcune donne legate ai clan. La delegittimazione entra in gioco quando la parola di chi ti combatte è talmente forte da non concedere spazio all’oblio. Se dunque riprendono forma, luce e vita le storie di Antonio Cangiano, Francesco Iacomino, Annalisa Durante, Dario Scherillo, Attilio Romanò, Salvatore Nuvoletta, ecco che la delegittimazione diventa di fatto impossibile. Anche per questo Roberto Saviano fa così paura alla camorra, perché non solo la sua “parola” viene recepita e assorbita da milioni di lettori, ma anche perché accende un faro accecante e rumoroso sull’oblio. Durante un’intervista, il pentito Carmine Schiavone ha espresso parole che risuonano ai più come un pugno nello stomaco: “Per come conosco la mentalità dei clan, Saviano tenteranno di farlo fuori quando sarà finito nel dimenticatoio […] quando si tornerà alla normalità, si farà di nuovo la guerra”. La priorità, dunque, è quella di far sì che l’oblio non raggiunga mai (e nemmeno sfiori) Saviano e la sua parola. Le brevissime testimonianze di Walter Siti, Aldo Grasso, Paolo Fabbri e Benedetta Tobagi hanno il valore simbolico di far quadrato attorno ad un uomo che nei suoi monologhi (dvd allegato) sembra lanciare un grido disperato che parte dritto dal petto, dal movimento inquieto delle gambe, dagli occhi lucidi: “non lasciatemi solo a raccontare...”

Ci sono due “parole” a confronto in questo libro+dvd di e per Saviano: quella della camorra, spietata, violenta, portatrice insana di un codice non scritto basato sulla manipolazione della stampa locale, sull’affiliazione indiretta e generalizzata di una comunità; e la parola contro la camorra, quella di Roberto Saviano, dei tanti eroi (consapevoli e non) che rivivono grazie alle sue pagine, ma soprattutto dei numerosi lettori che la fanno propria. E nonostante tutto ciò sia difficile da delegittimare, ci stanno provando lo stesso, con modalità spudoratamente convenzionali; dicono, – e ci preoccupa lo facciano anche esponenti di spicco delle istituzioni – che parlare di camorra favorisce la camorra, che raccontare quello che succede in Campania serve solo ad infangare una nobile terra oltre che ad arricchire l’autore. Questo libricino rappresenta una sorta di “chiamata alle armi”, un invito a non rompere le righe della cortina di ferro che blinda Saviano alla società civile;  un’esortazione a non cedere a quell’anticonformismo culturale che ci allontana dagli uomini di successo. No, in questo caso conviene essere tutti conformisti, mettere da parte i pregiudizi, le antipatie, le invidie e lavorare tutti insieme per proteggere e diffondere la parola contro la camorra. E sarà merito di tutti se un giorno ci vedremo restituito il diritto di vedere il mare.



 

 

 

 
 
 
 

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