La parola ritrovata

Siamo a Roma e sono gli anni’70. Più precisamente è il giugno del 1976, anno in cui il PCI raggiunge il migliore risultato elettorale di sempre. Andrea è lì ad esultare con i compagni di partito. Ha 26 anni Andrea, fa Albini di cognome ed è impiegato al municipio, iscritto al PCI e alla CGIL; vive con Anna, laureanda in Architettura, che con lui divide oltre alla vita la passione per la politica. Andrea però in questo giugno così importante ha in testa anche qualcos’altro… le sue origini ebree, verso le quali vorrebbe provare a compiere un processo di riavvicinamento. Sua nonna era ebrea, e durante il fascismo si convertì al cristianesimo. Nessuno parla di questa nonna in famiglia e Andrea non sa bene perché: sa però che sente forte l’esigenza di ritrovare questa religione, questa cultura, e viverla...
È autobiografico il primo romanzo di Massimiliano Boni, e lo si percepisce sin dalle prime pagine. La forma del diario, scelta per la narrazione, avvicina protagonista e lettore accrescendo il senso di intimità di complicità. Anche se si tratta di un libro d'esordio l’autore riesce a dare una dimensione 'ampia' della vita, raccontando del suo protagonista molto più di quanto strettamente necessario alla storia, ma tutto quello che serve per calarsi nel mondo di una persona vera. Si viene quindi a conoscenza dei problemi con la famiglia, della vita con Anna e di Anna, del fermento politico di quegli anni, degli amici e poi anche dell’approccio con la comunità ebraica, le prime lezioni, le prime visite alla sinagoga e l’incastrarsi di questo aspetto con tutto il resto dell'esistenza di un giovane uomo. Molto interessante il ritratto di Italia e di italiani che viene fuori dal romanzo, così profondamente inattuale e che fa pensare - con una sorta di amarezza - che ci sono stati tempi in cui la politica era di tutti, era politica in tutti i sensi. Lo stile lieve, stringato e semplice, adatto al diario, porta con semplicità e scorrevolezza il lettore sino all'epilogo della storia, sino a quel marzo ’78, al giorno del rapimento di Aldo Moro, il giorno in cui il destino dell’Italia ha cambiato rotta.

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