La parrucchiera di Pizzuta

La parrucchiera di Pizzuta

Rosa Lentini, ultraquarantenne nata a Pizzuta, in Sicilia, è cresciuta a Milano dove è diventata ricercatrice in filologia. Ma l’ambiente universitario, malsano per la tossicità dei comportamenti baronali dei professori che lo dominano, ha estenuato e disilluso la giovane siciliana che, invece, continua a conservare come un tarlo nella memoria uno scandalo sussurrato, una morte violenta avvenuta molti decenni prima nel suo paese ma di cui nessuno ha mai voluto o potuto parlare. Ma la filologia, che ormai è per Rosa un habitus mentale, può anche essere al servizio della vita oltre che dei libri e quindi, con rigore filologico, lasciandosi alle spalle per un po’ l’Università e i suoi disequilibri, la giovane siciliana decide di tornare nell’isola ed affrontare con rigore filologico questo cold case in salsa di Trinacria. Con l’aiuto-detective della madre, Rosa scopre un duplice omicidio le cui tracce sono dispiegate tra l’archivio del paese e l’antico salone da parrucchiera, ancora chiuso, della giovane presunta uccisa…

Il silenzio e l’omertà che avvolgono quell’antico omicidio si lasciano lacerare dal rigore del metodo d’analisi della filologa e passo dopo passo, scartando la lectio difficilior da quella facilior, l’omicidio dell’allora ventenne Nunziatina Bellofiore, avvenuto il 7 novembre 1956, si svela in tutta la sua enigmaticità: scoprendo, non tanto e non solo scenari di morte taciuti o malamente camuffati, ma anche e soprattutto scenari di vita. Una vita vissuta con la sfrontatezza dei vent’anni, la sicurezza delle proprie idee, la disinvoltura ed il coraggio di una donna contro tutti. L’idea della filologa-detective è senz’altro divertente, come lo diventa l’intero libro che guida, sia pure per piccoli passi, il lettore nei meandri di una mentalità che ancora oggi, talvolta, rischia di isolare la Sicilia e la sua meravigliosa tradizione culturale. Una scrittura leggera ma attraente, una macchina narrativa senza appesantimenti strutturali lasciano che il lettore si diverta ad immaginare questa ricercatrice-filologa, milanese di adozione, in “aspettativa per indagine”, alle prese con la sua terra degli avi, con quella cultura, con quei silenzi, le omertà, ma anche con il coraggio della ribellione e la forza dell’orgoglio. A far da sfondo a tutto questo, una onomastica ed una topografia ricalcate in parte dal reale in parte dall’immaginario, ma con le stesse caratteristiche della solarità accecante ed urlante di un paesaggio straordinario che fa contrasto con le ombre silenziose della case e delle persone. Un libro per l’estate, leggero, fresco e divertente. Soprattutto, però, ben scritto.



 

 

 

 
 
 
 

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