La Pasqua bassa

La Pasqua bassa

Le voci dei chierichetti riempiono la stanza con il loro Requiem. È il due di novembre del 1943 ma nessun bimbo può scendere in strada a festeggiare i Morti perché Pinuccio è morto, ed è morto vicino casa, vicino Andria. La mamma, Caterina, è immobile. Incredula quasi per quello che le sta accadendo. Non avrebbe mai potuto pensare di dover assistere, impotente, alla morte di suo figlio. Quel figlio partito con audacia in guerra, quel figlio di cui lei è sempre stata orgogliosa, che era la sua gioia. Il papà, Peppino, è altrettanto paralizzato dal dolore. Nessuno può credere che una tale disgrazia si sia abbattuta su una famiglia di gente umile ma sempre gentile e dal cuore buono. I vicini, i parenti, sono tutti pronti a sorreggerli, a confortarli, a porgere loro aiuto. C’è chi ricorda Pinuccio bambino, sempre allegro e vispo, chi fa un passo indietro e ricorda quando i genitori di Peppino sono giunti ad Andria trasferendosi da un piccolo paese tra la Campania e la Puglia. Peppino non si riprenderà mai più dalla morte di suo figlio. Resta così, senza forze, senza voglia di tornare a lavorare. Saranno Caterina e la figlia minore, Rita, a portare avanti la famiglia, a lavorare senza tregua per sostentarsi. Pasqua è, presto, alle porte. Ed è una “Pasqua bassa” ricca di tristi e funerei presagi. Peppino sa che non sopravvivrà, che la sua ora è arrivata, che forse è già morto assieme a suo figlio mesi prima…

Romanzo corale, La Pasqua bassa è l’ultimo dei lavori di Antonio Del Giudice, scrittore e giornalista da molti anni. Affrontare la morte come tema dominante è una sfida ardua per chiunque voglia cimentarsi nella scrittura. Del Giudice riesce a tessere un romanzo ben equilibrato e fluido, in cui i protagonisti non sono solo i genitori e la sorella di Pinuccio, motore immobile della storia, ma tutta la comunità della città di Andria nel pieno del secondo conflitto mondiale. È un mondo lontano quello che lo scrittore pugliese racconta, eppure nella piccola collettività i ricordi sono fondamentali per continuare ad andare avanti e per non perdere mai le proprie origini. La scrittura è fluida, delicata, avvolgente. Ermanno Rea, scomparso da poco, ha definito in quarta di copertina il libro “innocente”, nel senso più puro del termine. Innocenti sono tutti i protagonisti che non sanno e forse, non vogliono, affrontare la morte del ragazzo; innocente è Pinuccio, una giovane vita spezzata in una guerra priva di senso per i più deboli, una vita che la Storia, quella con la S maiuscola, si è presa in pegno. La Pasqua bassa, quella che cade alla fine di marzo, secondo la tradizione popolare porta sfortuna, è il segno che qualche sciagura sta per abbattersi: alla povera gente non resta che stringere i denti e continuare a vivere, a sopravvivere a tutto e tutti, tenacemente, instancabilmente. Una lettura interessante e piacevole quella che Antonio Del Giudice regala a noi lettori, che restiamo incollati pagina per pagina a questo romanzo delicato e intenso.



 

 

 

 
 
 
 

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