La passeggera

La passeggera

Tutto accade con la repentinità delle catastrofi. Intorno al transatlantico ”Il Paradiso”, diretto verso le Americhe, le nubi si addensano in una spessa coltre e mentre un tuono più violento degli altri squarcia il cielo, decine di gabbiani agonizzanti precipitano sul ponte. Lo sfracello di uccelli non viene subito colto come un presagio funesto né dal capitano Ippolito Zocalo né dagli aristocratici e dai borghesi della prima e della seconda classe. Quanto ai migranti ammucchiati nella terza classe, che vanno verso l’illusione di una vita migliore, loro non badano ai presentimenti impegnati come sono a sopravvivere all’infame traversata. Al primo evento sinistro segue la sparizione di un vecchio e abbiente signore. Poi un’epidemia portata, si dice, dai pezzenti confinati nel ventre della nave comincia a falcidiare i viaggiatori. Ci dev’essere un responsabile di tante sciagure. E il pensiero va a una bambina sbucata da chissà dove, che non appartiene a nessuno. Si chiama Aquilina e chi l’ha vista la teme per la sua bruttezza, per i suoni gutturali che emette al posto delle parole e per l’inspiegabile pulviscolo di piume che fa materializzare quando cade in una sorta di trance. Si manifestano ovunque quelle piumette e con loro si sparge la voce che Aquilina rechi sventura. I passeggeri ancora non sanno che un’altra incommensurabile tragedia sta facendo sì che a terra nessuno si curi più delle sorti del piroscafo. Sedici giorni dopo la partenza, infatti, è scoppiata la Prima guerra mondiale…

Nel microcosmo posto sotto la folle guida di Ippolito Zocalo si riflettono stralci di realtà odierna, a cominciare dai disperati che hanno pagato a caro prezzo il loro biglietto e che all’insorgere della malattia vengono reclusi senza soccorsi nel tentativo di arginare il contagio, per poi essere gettati in acqua a forza, ancora vivi, in modo da far sparire ogni traccia della loro scomoda presenza. Anche la superstizione di cui è circondata Aquilina e gli abusi che ha subito prima di salire sul Paradiso non sono lontani da abomini che sembrano avere poco di inventato. Intorno a queste allusioni di verità si intesse una vicenda onirica in cui l’irrazionale irrompe nell’ordine quotidiano gettandolo nel caos. Il collocarsi del racconto all’inizio della Grande guerra giustifica lo stato di isolamento in cui si trova il transatlantico, sprofondato in un non-tempo e un non-luogo che vengono gradualmente intossicati dall’egoismo, dalla pazzia, dalla crudeltà e dall’inquietante magia che promana da Aquilina. Daniela Frascati usa una scrittura ricercata e accuratamente descrittiva per condurci in un mondo dominato da ombre, dove i personaggi non sono come appaiono al primo sguardo e, sotto la pressione dell’imprevisto, della paura e della morte, lasciano emergere il loro lato buio. In tanta oscurità, però, brilla forse uno spiraglio di luce, che chiude con un segno di speranza un romanzo di rara suggestione.



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