La passione di Mademoiselle S.

La passione di Mademoiselle S.
In una soffitta di un vecchio appartamento parigino, ricettacolo di cose dismesse, viene trovata una sacca di pelle sbiadita dalla polvere. Contiene lettere, decine e decine, dall’inequivocabile contenuto erotico. L’autrice di queste missive, scritte nel biennio 1928-1930, è una giovane donna di nome Simone, che le indirizza a Charles, un uomo sposato con cui intrattiene una relazione. Non contengono informazioni che possano renderci familiari le loro vite, ma rivelano ogni più intimo dettaglio degli amplessi consumati, ripercorsi da Simone in lunghe minuziose sequenze in cui vagheggia colma di languori i piaceri trascorsi. Dire che trabocchino desiderio, erotismo, sensualità, non rende la minima idea del porno-delirio solipsistico e ossessivo che questa donna infoiata e insaziabile riesce a infliggere al povero Charles, del quale peraltro non esistono lettere di risposta a completamento del carteggio, probabilmente perché, come si usava all’epoca, alla fine di una relazione la corrispondenza veniva restituita al mittente per tutelarne l’onore e la privacy. Simone arde di brame per l’uomo che ha sedotto, il solo pensiero del suo corpo nudo la eccita e non manca di ripeterglielo descrivendogli quale tipo di sollazzo vorrebbe sperimentare sulla sua “virilità” e sulla propria “natura”. Il linguaggio non lascia il benché minimo spiraglio all’immaginazione, l’amante è sboccata all’inverosimile, certosina nelle descrizione degli accoppiamenti di cui non risparmia dettagli riguardo al godimento dei vari orifizi coinvolti. Simone pare eccitarsi infinitamente nel verbalizzare fantasie spinte, godendo delle sue stesse parole, in una escalation di volgarità.Mai una volta che narrasse a Charles di un’uscita con le amiche, un viaggio, una lettura, una qualsiasi cosa che potesse far conoscere la sua dimensione intellettuale o quotidiana, niente, Simone è monotematica, fluviale. In una missiva accenna per sbaglio ad un giro di shopping, finalizzato tuttavia all’acquisto di un regalo per l’amato: un ligneo godemichè con cui non vede l’ora di sodomizzarlo. Arriverà ad adescare perfino un giovane vigoroso di cui saggerà, palpandolo con mestiere, il “bagaglio professionale” per esplorare geometrie a tre…

L’autrice di quello che nella sostanza è un diario bollente è questa misteriosa Simone, di cui il diplomatico Jean-Yves Berthault dichiara di aver scoperto per caso le lettere nella famosa soffitta e di esserne rimasto incuriosito e affascinato proprio per “l’audacia”, decisamente anacronistica, a suo dire, per una donna borghese della Parigi benpensante degli anni ’30. Fingiamo di crederci, ma considerato che già in molti hanno utilizzato questo stratagemma narrativo e che da secoli si scrive di sesso in questi termini, non capiamo dove sia lo scoop. Il “romanzo” in questione nulla introduce in materia di nuovo, originale, trasgressivo; come se non bastasse è totalmente privo di trama; ripetitivo fino a risultare irritante. Circa ottocento pagine in cui Simone sfinisce il povero Charles e il lettore con una porno-logorrea da film hard. A dirla tutta questo libro sembra proprio un film porno di ambientazione storica, in cui di storico c’è solo l’antenato del moderno vibratore. Il nostro diplomatico si interroga nella postfazione, in verità con certa partecipata accoratezza, sul perché infine Charles abbia deciso di abbandonare Simone con un taglio netto, gettandola nella più piagnucolosa disperazione; il lettore si chiede invece come abbia fatto a sopportare una che per due anni circa ogni singolo giorno lo ha triturato scrivendogli le identiche cose e chiudendo circa l’80% delle missive con l’auspicio seriale di potergli erogare una fellatio a breve, che è poi la cosa più romantica da lei pronunciata. L’unico vero mistero è perché la Bompiani abbia ritenuto meritevoli di pubblicazione le lettere di questa insaziabile porno-grafomane, dal talento letterario assolutamente non paragonabile a quello amatorio.

 

 

 

 
 
 
 

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