La paura dei morti

La paura dei morti nelle religioni primitive
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La maggior parte degli esseri umani è convinta – al netto di sfumature differenti su questo o quel particolare – che il proprio essere cosciente (quello che chiamiamo “anima”) non finisca con la morte, ma persista per un tempo definito o indefinito anche se il suo involucro corporeo non esiste più. E non si tratta di una credenza nata con le religioni monoteiste o comunque nell’ambito di civiltà raffinate e complesse, bensì di qualcosa che è radicato nell’immaginario collettivo anche a livello delle società più primitive e antiche, “migliaia di anni prima che Buddha, Cristo e Maometto fossero nati”. Quindi costoro non furono profetici innovatori, ma “dovettero (…) il rapido successo dei loro insegnamenti al fatto di aver accettato la credenza corrente e popolare nell’immortalità dell’anima e costruito su quella, come su una robusta base, le loro altissime strutture teologiche, che sarebbero altrimenti rovinate e crollate”. Ciò che invece è profondamente diverso nelle società primitive rispetto alle nostre civiltà evolute è l’atteggiamento verso i morti, dominato più dalla paura che dall’affetto. Si piange la morte di parenti e amici, ma generalmente si è anche convinti che “i loro spiriti dopo la morte subiscano un grande mutamento, che nel complesso peggiora il lor carattere e la loro indole, rendendoli suscettibili, irritabili e collerici, facili a offendersi al minimo pretesto e a far ricadere sui vivi il loro scontento, affliggendoli con disgrazie di tutti i generi”. E soprattutto si crede fermamente che i morti possano esercitare una influenza attiva e continua sull’esistenza dei viventi…

Lo scozzese Sir James George Frazer (1854-1941) è considerato uno dei padri fondatori dell’Antropologia moderna. Sono qui raccolte in volume – per la prima volta in Italia – le conferenze tenute alla “William Wyse Foundation” del Trinity College di Cambridge durante il primo trimestre del 1932 e l’ultimo del 1933. L’intento originale di Frazer era sviluppare il soggetto in ulteriori lezioni “da racchiudere infine in un trattato tecnico che ne abbracciasse il contenuto”, ma questa ambiziosa opera non vide mai la luce. Il fulcro della riflessione dell’antropologo è la tesi secondo la quale è la paura dei morti la vera fonte di tutte le religioni primitive. Tutta la ritualità correlata ai defunti quindi non è una liturgia del ricordo, ma una sorta di esorcismo. Per dimostrare la sua tesi (o per metterla in crisi, riportando esempi di opposta natura) Frazer descrive le usanze di centinaia di popolazioni primitive – alcune davvero bizzarre. C’è chi lega o mutila o brucia i morti per impedir loro di tornare e nuocere, chi costruisce barriere di varia natura, chi prega gli spiriti di andarsene o sacrifica animali perché facciano loro da guida nell’aldilà e tanto altro ancora. Uno spaccato ricchissimo e fascinoso sulle radici della nostra civiltà che sarebbe un vero peccato perdersi.



 

 

 

 
 
 
 

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