La paura ti trova

Bilancino non è soltanto il fratello di Gigetto detto Biberon, il più importante usuraio del Tuscolano: è uno spacciatore che conta, di quelli che riforniscono le feste importanti. Lo trovi sempre nei locali VIP o ai rave party sulla spiaggia in compagnia del socio Sergetto, un fighetto in BMW con la frangetta vestito sempre all’ultima moda, e del loro sgherro Big Bubble, un gigantesco omone con la mente di un bambino che colleziona pupazzetti di angeli e picchia la gente a comando. Chicca Tavani Cavadini è la rampolla quasi quarantenne di una famiglia nobile: ha un appartamento nel palazzo di famiglia, 200 mq “di silenzio e penombre, con il parquet che scricchiola e i quadri di Schifano, le sculture comprate girando l’Africa, i finestroni con vista sul Gianicolo” e ancora non ha ben capito cosa fare della sua vita. Due mesi prima è entrata per caso in una vineria di via dei Banchi Vecchi, “Mezzolitro”, e si è invaghita del proprietario, Marco Paraldi, un ex giornalista politico “che deve aver combinato un casino grosso” e ha mollato il lavoro convertendosi a vini, salumi e formaggi. Cosa che fa con passione e competenza, badando alla qualità ma tenendo bassi i prezzi. “Clientela affezionata ed eterogenea: turisti di passaggio, gente del cinema, della tivù, giornalisti amici di Paraldi, universitari fuori sede e qualche personaggio pittoresco”. A “Mezzolitro” lavorano Antonia – una ragazza etiope – e Bamba, un immigrato indiano “capace di distinguere un olio pugliese da un olio toscano”. Padre Bob è il giovane parroco ghanese di una parrocchia senza parrocchiani, San Giulio dentro le Mura: la sua attività principale ormai, oltre a dire messa davanti a uno sparuto gruppo di vecchiette, è organizzare la partita del giovedì pomeriggio sul campo di calciotto dietro la chiesa. Gli affezionati giocatori sono un gruppo assai variegato: il sagrestano venezuelano, filippini delle case vicine, professionisti che lavorano in zona. Ma il più forte è Zlatan, un ragazzo zingaro dall’età imprecisata. Un giovedì, dopo la partitella, Padre Bob nota che Zlatan ha un’espressione più ombrosa del solito. È preoccupato, angosciato: non vede il fratellino da qualche giorno e sospetta che sia finito in un brutto giro…

Fabrizio Roncone, giornalista del “Corriere della Sera”, esordisce come romanziere con un noir metropolitano che sarebbe un errore ricondurre sic et simpliciter al filone “Roma(nzo) criminale”. Qui non ci sono boss ambiziosi e violenti, bande militarizzate o mitizzate: qui si racconta una Roma più quotidiana, se vogliamo postmoderna, dominata dall’effimero anche nei suoi traffici più segreti e oscuri. La Roma della spiaggia di Capocotta dove mangiare frittura di gamberi e calamari e scopare con i trans tra le dune, la Roma delle discoteche e delle palestre, la Roma dei circoli sul Tevere, degli avvocati e degli antiquari, la Roma “elegante e riccastra che pippa bene”, la Roma di piazza del Fico, Campo de’ Fiori, piazza Euclide, la Roma delle vinerie del centro, dei locali trendy, la Roma “godona” di Dagospia, la Roma che al telefono dice “Oi”, la Roma dei motorini. Ma anche la Roma dei campi rom, del degrado, delle borgate. Una città insomma che “Non ha più un alto e un basso, è orizzontale”, nella quale “bene e male si incrociano, a volte si sovrappongono”, come ha spiegato lo stesso Roncone in una recente intervista. Contrariamente a quanto fatto intuire dalla IV di copertina e riferito in molte recensioni forse vergate frettolosamente, il tono generale del romanzo non è affatto crudo e violento: Roncone anzi non rinuncia a dialoghi e situazioni da commedia, regala al protagonista una vita sentimentale e sessuale da rivista di gossip e anche nei momenti più drammatici mantiene una leggerezza di fondo che è la forza e al contempo la debolezza del romanzo. Piccola nota di colore (oro e porpora, per la precisione): lungo il romanzo sono disseminati parecchi riferimenti al calcio e in particolare all’AS Roma, ma ahinoi in chiave “ucronica”, dato che si fa riferimento a portieri ungheresi e ali destre olandesi e peggio ancora ad una vittoria della Coppa Italia mai avvenuta, dato che il romanzo è ambientato in anni successivi al famigerato funerale del boss dei Casamonica nella chiesa di San Giovanni Bosco che nell’estate 2015 conquistò tutte le prime pagine dei giornali, evento a cui si fa espresso riferimento.



 

 

 

 
 
 
 

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