La pelle

La pelle
Napoli, ottobre 1943: il colonnello americano Jack Hamilton, in compagnia dell’ufficiale di collegamento italiano, Kurt Erich Suckert, in arte Curzio Malaparte, viene portato a visitare la città di Napoli devastata dalla guerra. Con sorpresa e sconcerto, il colonnello scopre verità nascoste e vergognose: scopre, ad esempio, che un soldato americano “negro” può essere fatto oggetto di compravendita in un cosiddetto Flying market, passando di mano in mano (e, ad ogni passaggio, il costo sale) ai ragazzi napoletani per finire in un vicolo, malmenato e spogliato di ogni avere… Il soldato americano Jimmy chiede a Curzio Malaparte se ha mai visto, da vicino, i genitali di una vergine: “Come on, Malaparte”, lo incita, e lo guida verso una zona di assoluta povertà napoletana. Una giovanissima, per garantirsi l’unica possibilità di guadagno economico, è costretta a fare della propria verginità uno spettacolo a pagamento, consentendo, a chi paghi, di verificare e “toccare con mano” la sua verginità. Vecchi parenti, vegliano la porta del ‘basso’ napoletano in cui si consuma lo squallido atto … In una livida giornata autunnale il generale Cork invita a pranzo alcuni ufficiali americani e in loro onore viene servito un pesce raro, un sirenoide: «Tutti guardammo il pesce, e allibimmo. Un debole grido d'orrore sfuggi dalle labbra di Mrs. Flat, e il Generale Cork impallidì. Una bambina, qualcosa che assomigliava a una bambina, era distesa sulla schiena in mezzo al vassoio, sopra un letto di verdi foglie di lattuga…». … Una delle tappe che Malaparte, in compagnia del giovane ufficiale Jimmy, non può evitare è la zona di Chiaia, sui cui gradoni sono assiepate folle di prostitute simili «alla scala degli Angeli nel sogno di Giacobbe», che si offrono per pochi dollari…Jimmy si muove con disinvolta eleganza fra i vicoli poveri di Napoli, fra quel povero bastard dirty people che sono i napoletani dell’immediato dopo guerra agli occhi dei militari americani: in alcuni vicoli, guidato da Jimmy, Malaparte scopre giovani donne napoletane che ricorrono all’espediente delle parrucche bionde sui loro sessi per attirare i soldati neri, disposti a pagare alcuni dollari per avere un rapporto con le ‘bionde’ straniere…Sui marciapiedi di piazza san Ferdinando si danno appuntamento giovani affamati e dandy in cerca di avventure omosessuali. Il rituale della «figliata», frenetico rito della fertilità omosessuale,  si svolge segretamente alle pendici del Vesuvio...
Violenza e cruda realtà di sangue sono gli ingredienti che, fra finzione narrativa e realtà storica, alimentano la scrittura di Malaparte. L’esercito americano, finita la guerra, entra a Napoli per liberare l’Italia dal nazifascismo. Man mano che le truppe statunitensi penetrano nel corpo esausto della città campana, il tessuto sociale si strappa e slarga mostrando il suo peggiore contenuto. Uomini costretti alla delazione, al tradimento, al furto, alle più disonorevoli e abiette prostrazioni, donne vendute e scambiate, bimbi concessi in uso. La pelle sociale, il tessuto che copre le dinamiche dei rapporti interpersonali di una società in corso di trasformazione, è qualcosa di delicatissimo e di sorprendentemente fragile: Napoli, nel 1943, nel mezzo delle trasformazioni che accompagnarono e immediatamente seguirono la fine della seconda guerra mondiale, rappresentò la metafora di un mondo intero in corso di metamorfosi, a cominciare dalla sua pelle sociale, da quel malessere generato dall’adeguamento ad una realtà avvilita e mortificata, in cui, per sopravvivere, ognuno avrebbe venduto anche la propria pelle. «Quando Napoli era una delle più illustri capitali d’Europa, una delle più grandi città del mondo, v’era di tutto a Napoli: v’era Londra, Parigi, Madrid, Vienna, v’era tutta l’Europa, Ora che è decaduta, a Napoli non c’è rimasta che Napoli. Che cosa sperate di trovare a Londra, a Parigi, a Vienna? Vi troverete Napoli. E’ il destino dell’Europa di diventare Napoli. Se rimarrete un po’ di tempo in Europa, diverrete anche voi napoletani». Così, Curzio Malaparte spiega Napoli al Generale Cork e ad ogni italiano, di allora e di oggi, che voglia conoscere la realtà della storia anche attraverso la metafora dolorosissima dei ‘casi’ umani che, senza pudore delle proprie miserie, si mettono in mostra in queste pagine.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER