La peste dell’anno uno

La peste dell’anno uno
È buio pesto, tutto è nero. Anche se apre gli occhi non riesce a vedere. Capisce di trovarsi nella cava. Lei è una ragazza cattiva, così dice suo padre che non perde mai l’occasione per ricordarle come non abbia nulla della gentilezza e della dolcezza di sua madre. Già, sua madre: morta, uccisa dalla peste quando lei era piccolissima, aveva solo pochi mesi. Anche il suo fratellino è buono e ubbidiente, fa solo le cose che suo padre gli dice di fare, mica come lei. Morto, anche lui. Se non riuscirà ad uscire da quella cava morirà anche lei, suo padre non verrà a salvarla perché è rinchiuso nella sua stanza, non riesce a  muoversi perché lui è tornato. Lo sente alle sue spalle perché lui appare sempre alle sue spalle. Non è necessario vederlo in faccia perché lei sa che lui è lì. Lui è l’Ingannefico…
Pubblicato da Feltrinelli nella nuova collana digitale curata da Sergio “Alan D.” Altieri, Zoom Filtri, con l’obiettivo precipuo di riunire brevi opere di pregio nell’ambito della narrazione di genere, La peste dell’anno uno è un racconto horror che sferra con violenza continui e sonori pugni allo stomaco. Feroce, crudele, angosciante, claustrofobico: un allucinante frammento nel quale una ragazzina, voce narrante, ci conduce con il suo linguaggio sincero e alquanto sgrammaticato in un universo fatto di isolamento e di follia. Isolamento ritenuto necessario per sfuggire alla peste. Una peste metaforica, contagiosa quanto un morbo reale e nella quale l’untore, sempre in agguato, è il mondo al di fuori di quella finestra, al di là di quella siepe dalla quale la piccola protagonista vede - o ha bisogno di vedere - uno spiraglio. Una piccola perla.

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