La piazza del diamante

La piazza del diamante
Barcellona. Natàlia lavora in una pasticceria: di giorno l’emozione più forte è il dolore alle dita causato dai fiocchi e gli addobbi per abbellire i pacchetti di dolciumi, ma la sera Piazza del Diamante regala sensazioni nuove ed impreviste. E così, quella che non era nient’altro che un’uscita con l’amica Julieta si rivela inaspettatamente punto d’inizio per una nuova relazione: Quimet - ragazzo burbero ed irrequieto - la invita a ballare sulle note di un paso doble, Natàlia impaurita fugge, scappa per preservare il suo amore con Pere, si allontana da quello che presto diverrà il compagno col quale condividerà passeggiate per Parc Guell, matrimonio e figli. Ma nella corsa l’elastico della sottoveste si slaccia, Natàlia inciampa e Quimet la raggiunge: così, tra i sorrisi, il destino di questo amore si compirà ineluttabile…
Mercè Rodoreda - considerata da alcuni la nuova Virginia Woolf - con quest’opera riesce far innamorare di sé scrittori del calibro di Gabriel García Márquez. Segno caratteristico della sua narrazione è uno stile a metà tra la componente diaristica e quella colloquiale, in cui la semplicità stilistica risulta perfettamente amalgamata con elementi letterari alti: una descrizione talmente vivida da avere la veridicità di una fotografia, un inquadramento storico ben documentato e realistico - la Spagna della Repubblica a cui seguirono gli anni dell’oppressione fascista - che impregna gli avvenimenti quotidiani dei protagonisti, e infine una storia d’amore ricca di sorprese e sofferenze che non può lasciare il lettore indifferente. Ah, Natàlia...

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