La piccola bottega di Parigi

Avvocato Corinne Mistral. Quanti sacrifici per arrivare a quel traguardo, ma ce l’ha fatta ed ora si sente soddisfatta. Ed anche un po’ ubriaca a dir la verità. Ecco perché si è rifugiata nel suo ufficio, in attesa che la testa smetta di girare. Massimo, quasi quarant’anni, uomo intelligente ed ironico nonché suo fidanzato, la raggiunge e la invita a cena fuori. No, non importa che Corinne avvisi la nonna Elena, con la quale vive, perché ci ha già pensato lui ad avvertirla. Una volta in auto, Massimo fa manovra per immettersi su viale Parioli, in direzione di Piazza Ungheria, mentre Corinne lo osserva con la coda dell’occhio e lo trova estremamente sensuale. Le piace osservare un uomo intento a guidare, non sa perché; forse è attratta dallo sguardo attento e concentrato sulla strada o magari è per la stretta delle mani sul volante. Ora che ci pensa, non ha quasi mai visto suo padre in un’auto. I suoi, entrambi musicisti, hanno sempre viaggiato molto e Corinne, quando era piccola, li vedeva raramente. A lei avevano sempre pensato, alternandosi, le nonne Anna ed Elena, fino a quando, morto il nonno paterno, nonna Anna - la sarta che da giovane aveva cercato di fare fortuna a Parigi - si era trasferita dalla sorella a Napoli e la ragazza si era stabilita definitivamente da Elena, la nonna materna ricca e di nobili origini. A poca distanza da piazza del Popolo Massimo parcheggia l’auto e a piedi raggiungono il ristorante che lui ha scelto per la cena. L’atmosfera che si respira è quella tipica del Natale e a Corinne il Natale non piace affatto: le ricorda il periodo sentimentale più triste della sua vita, quando, a diciassette anni, è stata scaricata dal suo primo amore Leonardo. Chissà che fine avrà fatto ora Leo, quel tenebroso sciupafemmine che le ha spezzato il cuore, pensa Corinne mentre il portiere le apre la porta dell’hotel in cui si trova il ristorante. Il locale è gremito, ma le luci soffuse e le note di un pianoforte danno l’idea che si trovi in un luogo intimo ed appartato, il luogo ideale, ha pensato Massimo al momento della prenotazione, nel quale rivolgere alla fidanzata la più classica delle domande: “Vuoi sposarmi?” …

Cinzia Giorgio, dopo La collezionista di libri proibiti, in cui racconta della cortigiana e letterata Veronica Franco, riesce nuovamente ad amalgamare passato e presente in questo nuovo lavoro, inserendo con naturalezza - attraverso l’espediente epistolare - all’interno di una storia contemporanea, una figura femminile, Coco Chanel, che suscita da sempre profonda ammirazione e che, pur non essendo protagonista, diventa simbolo di quella libertà e di quel desiderio di realizzazione che animano il personaggio principale del romanzo. La storia di una grande donna, quindi, di un’icona capace di scardinare il concetto tradizionale di moda e di attuare una profonda rivoluzione, fa da sfondo alle avventure di Corinne Mistral, giovane avvocato, donna apparentemente forte e determinata ma in realtà vittima delle proprie fragilità, che vive a Roma e divide lo studio con il fidanzato. Una vita perfetta, quindi. Niente affatto, in realtà, perché Corinne non ha ancora chiuso i conti con una profonda ferita del passato che le ha segnato la vita e che risponde al nome di Leonardo. E quando Leo rientrerà prepotentemente nel suo presente, a causa di una successione ereditaria, Corinne si vedrà costretta a guardarsi dentro, a fare chiarezza e a rivelare a se stessa i segreti più nascosti della sua anima. Roma, Napoli e la favolosa Ville Lumière diventano gli scenari perfetti per la dolorosa ricerca di sé della protagonista che, dietro un’impenetrabile corazza, nasconde in realtà grandi insicurezze legate appunto a questioni irrisolte del passato e svelate pian piano attraverso la lettura delle pagine del diario di quando era adolescente. Allo stesso modo, lo scambio epistolare tra la nonna Anna- che a Parigi aveva lavorato prima come sarta presso Coco Chanel ed aveva acquistato poi una piccola bottega, lasciata in eredità alla nipote - e la sorella rimasta a Napoli, permette a Corinne di proiettarsi nel favoloso mondo parigino degli anni Cinquanta del Novecento, di respirarne il desiderio di libertà ed indipendenza e di farli propri. Amore, famiglia, amicizia, condensati in una storia graziosa, che non approfondisce a volte come dovrebbe il vissuto ed il risvolto psicologico dei vari personaggi, ma che risulta comunque gradevole, se non altro grazie ad una scrittura elegante che, con i suoi numerosi rimandi artistici e letterari, rivela la profonda conoscenza culturale e storica dell’autrice.

 


 

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