La pioggia prima che cada

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Come era prevedibile, zia Rosamond alla fine si era arresa al suo cuore malato, che aveva rifiutato di aiutare con un bypass malgrado le insistenze di medici e parenti. Tra questi sua nipote Gill, che lascia il marito nella loro bella villa dell'Oxfordshire (troppi impegni di lavoro, non si dice sempre così forse?) e parte per la campagna dello Shropshire con le due figlie per presenziare ai funerali dell'anziana donna. Qui incontra Philippa May, il medico che assisteva la defunta zia, che le racconta una serie di particolari davvero sorprendenti: quando l'ha trovata, ormai cadavere, Rosamond era seduta in poltrona, un giradischi acceso con su un 33 giri di vecchie canzoni e davanti a lei un registratore anni '70, un microfono, 5 cassette registrate, 20 fotografie apparentemente scelte con cura tra quelle di una vita intera e una lettera: "Gill, questi sono per Imogen. Se non riesci a rintracciarla, ascoltali tu stessa". Sconvolta, Gill esamina con attenzione l'appartamento della zia, e scopre che la morte non è andata a visitare Rosamond per caso, ma è stata lei stessa ad invitarla a bere con lei un bicchiere di qualcosa... e una boccetta di Diazepam. Perché questo suicidio? Cosa ha registrato Rosamond su quelle cassette? E soprattutto, perché sono destinate proprio a Imogen, una ragazza non appartenente alla famiglia che nessuno vede da tanti anni ma che ciononostante zia Rosamond ha nominato nel testamento? Per scoprirlo, bisogna ascoltare le cassette, cosa che Gill fa quella sera stessa con le figlie. Sedute sul divano, le donne sentono la voce roca di zia Rosamond raccontare la storia sua, della loro famiglia e di Imogen...
Che la testimonianza più emozionante e commovente della letteratura degli ultimi decenni sull'omosessualità femminile arrivi da uno scrittore maschio eterosessuale forse non rappresenterà una sorpresa per molti di voi: di certo è una conferma che la vita ha un senso dell'ironia assai spiccato. Per il resto, notoriamente la capacità di emozionare non è qualità della quale Jonathan Coe sia poco dotato, ma qui davvero si esagera: amore e sofferenza, rimpianti e ricordi ti schiacciano come un bulldozer pagina dopo pagina, foto dopo foto (le 20 foto scelte da Rosamond rappresentano momenti-chiave della sua esistenza che lei descrive e rivive nel suo racconto). La guerra, l'infanzia, l'amore per Beatrix e la sostanziale adozione di sua figlia Thea (mamma di Imogen, e pian piano il quadro inizia a chiarirsi) da parte di Rosamond e della sua prima compagna Rebecca, la lotta per l'affermazione della propria 'diversità' in una società ancora chiusa, le delusioni, i dolori, le speranze, la morte. Questo magnifico romanzo - decisamente fuori registro nello stile e nei temi rispetto alla produzione passata di Coe - è importante anche dal punto di vista della storia dell'editoria, perché è credo uno dei primi casi in cui una star della narrativa mondiale pubblica un libro prima in Italia che nel suo Paese. Una scelta che peraltro ha creato - pare - una certa tensione tra Jonathan Coe e il suo editore londinese, ma che testimonia il legame speciale che lo lega ai suoi lettori italiani. Un legame che a forza di libri del genere non potrà che rafforzarsi ulteriormente.

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